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Il bluff del ministro Boccia sull’autonomia

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Sull’autonomia siamo al punto di partenza. Facile prevederlo viste le pulsioni centralizzatrici e stataliste dei populisti-pop, ma tant’è. In un’intervista di sabato scorso a Il Sole 24 Ore, il ministro per gli affari regionali Francesco Boccia ha affermato che il progetto va avanti ma “serve una legge cornice”. Considerando la velocità con cui vanno avanti i lavori parlamentari c’è poco da stare tranquilli: farà prima il Milan a tornare a vincere lo scudetto che non Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna a ottenere quanto gli elettori e le rispettive assemblee legislative hanno chiesto allo stato da tempo. Quasi due anni.

Boccia ha inoltre affermato che ci vuole uno “spazio di riflessione” per capire bene – a proposito di cornice – in che modo l’autonomia non si pone in contrasto con la Costituzione. Una frase mendace in partenza: il percorso che ha portato alla richiesta di autonomia da parte di Veneto e Lombardia è stato sempre concordato con il Viminale, con le corti d’appello, con le rispettive prefetture regionali e tutto si è svolto nel rispetto della Legge Fondamentale dello stato e delle leggi del nostro ordinamento.

Trattasi dunque di “supercazzola”. E con scappellamento rigorosamente a sinistra.

Riesce altresì difficile pensare a Luca Zaia, Attilio Fontana e al collega di partito di Boccia, il presidente dell’Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, come a dei pericolosi eversori che vogliono picconare la Costituzione e distruggere l’unità nazionale. Il partito di Zaia e Fontana si sta facendo portavoce di un rinnovato senso di orgoglio nazionale incarnato dall’ex ministro dell’interno, Matteo Salvini, e vuole declinare l’autonomia delle regioni dove governa da anni, all’interno di una più ampia riforma dello stato che prevede il federalismo e una nuova modalità di elezione dei parlamentari. Non c’è nulla di sovversivo in questo.

Fa bene il presidente lombardo Fontana a pretendere che l’articolo 116 terzo comma della Costituzione venga applicato, come da sua richiesta, anche per quanto riguarda l’istruzione. Da poco è iniziata la scuola e le cattedre vuote o instabili sono una costante anche in Lombardia. Fontana non vuole fare una “scuola Padana” ma una scuola che funzioni perché la Lombardia ha i mezzi e le risorse per migliorare il suo sistema scolastico. Chi usa argomenti capziosi per negare quello che i cittadini lombardi hanno scelto liberamente il 22 ottobre del 2017 mente sapendo di mentire.

Purtroppo, l’intervista di Boccia è un altro segnale negativo che il governo pop-pop manda alla nazione: votare pure come credete, tanto alla fine decidiamo noi quello che è meglio. Per voi, ma, soprattutto per noi.

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Daniele Meloni


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