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I soliti “esperti”, e l’Unione europea, si schierano con Teheran condannando l’uccisione di Fakhrizadeh

Avatar di Titus Livius, in Esteri, Quotidiano, del

I primi commenti dei soliti “esperti” sull’uccisione di Mohsen Fakhrizadeh, scienziato “padre” del nucleare iraniano, venerdì scorso vicino Teheran, sono negativi: ai loro occhi la decisione di eliminarlo è stata un errore, quando non un “crimine”, perché “non si uccidono i civili”.

Leggendo questi commenti, però, ci è sembrato di tornare indietro nei mesi, a quando nel gennaio scorso è stato eliminato in Iraq Qassem Soleimani. Anche in quel caso, apriti cielo, i commenti post-raid furono quasi tutti di condanna. Non era accettabile una simile azione mirata, nemmeno se un generale dei Pasdaran. Come minimo, avrebbe scatenato l’inferno. Invece, la reazione di Teheran fu molto timida, solo simbolica.

Si tratta di commenti del tutto fuorvianti, che rivelano la malafede o la disinformazione di chi li esprime, soprattutto quando arrivano da ambienti istituzionali come il portavoce dell’Alto rappresentante Ue Josep Borrell, che ha condannato l’uccisione come un “atto criminale che contrasta con il principio del rispetto dei diritti umani che l’Ue sostiene”, di fatto schierandosi con il regime di Teheran e trasformandolo da carnefice di diritti umani a vittima.

Sia Soleimani che Fakhrizadeh non erano persone comuni, né comuni alti ufficiali di un Paese estero. Ritenerli tali vuol dire non aver capito nulla della Repubblica Islamica e dei conflitti in corso in Medio Oriente.

Qassem Soleimani era né più né meno che un terrorista. Aveva esportato nel mondo terrore, colpendo centinaia di civili innocenti. Era a capo di una unità speciale – la Forza Quds – che aveva il compito di esportare la rivoluzione khomeinista. E un’organizzazione terroristica è il corpo delle Guardie Rivoluzionarie, i Pasdaran, una milizia armata pretoriana nata con il solo fine di proteggere la Rivoluzione islamista del 1979 ed espanderne la proiezione esterna, marginalizzando l’esercito nazionale iraniano (Artesh).

Mohsen Fakhrizadeh non era uno scienziato civile. Era un esperto di nucleare che aveva messo la sua conoscenza al servizio dei Pasdaran, gestendo le fasi più delicate del progetto Amad, ovvero quelle legate al programma missilistico e nucleare segreto, comprese le ricerche sulle esplosioni nucleari. Il suo lavoro era finalizzato a dotare di una bomba nucleare e di missili balistici intercontinentali un regime il cui scopo dichiarato è eliminare un altro Paese (Israele) e che quotidianamente trama per rovesciare i regimi arabi sgraditi. In pratica, lavorava alla soluzione finale del “problema” israeliano. Di civile non c’era nulla in Fakhrizadeh, se non la camicia bianca che indossava…

Si tratta quindi di commenti frutto di ipocrisia, non di analisi, e di pregiudizio politico verso Israele. Un doppio standard che, ormai da troppi anni, nasconde una fascinazione ideologica per i regimi anti-occidentali.

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Titus Livius


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