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Historia magistra vitae: come nel passato, la furia iconoclasta di oggi lascia presagire solo un nuovo “terrore”

Marco Cesario di Marco Cesario, in Cultura, Quotidiano, del

Oggi le scene di statue abbattute e quell’odore di censura e di tribunale dell’inquisizione per la morte ingiusta di un cittadino afroamericano non presagiscono nulla di buono se non un nuovo “terrore”, una nuova damnatio memoriae, un’operazione totalitaria

Nel mondo le proteste per l’uccisione di George Floyd stanno portando all’abbattimento di statue, alla censura di film, alla messa al bando di libri, siti, pensieri non allineati. Queste derive dovrebbero spaventare chiunque abbia a cuore la cultura e la storia di tutta l’umanità. A titolo di esempio dovremmo avere chiaro in mente quanto accadde alla città di Alessandria nel momento in cui il culto pagano fu soppiantato da quello cristiano. I cristiani, a lungo tempo oppressi e martirizzati, volendo però vendicarsi delle angherie subite e approfittando di una decisione politica (l’editto di Teodosio), incendiarono e distrussero tutto ciò che riguardava il paganesimo. A farne le spese, in questa furia iconoclasta, furono le bellissime statue di marmo, i magnifici templi e palazzi tolemaici, la biblioteca di Alessandria, il glorioso Serapeo ed il cosiddetto Sema, la tomba di Alessandro Magno, che ancora oggi gli archeologi cercano (forse invano perché fu completamente rasa al suolo e sparì persino dalle cronache degli storici). Una saggezza millenaria dunque, saggezza pagana, fu cancellata per sempre perché non conforme, non allineata alla nuova cultura imperante.

Stessa cosa accadde in Francia durante la Rivoluzione francese. Pur di soppiantare e cancellare i privilegi dell’ancien régime e del cattolicesimo, i rivoluzionari giacobini distrussero e saccheggiarono chiese (centinaia), decapitarono statue (quelle dei profeti di Nôtre-Dame poi restaurate da Viollet-Le-Duc), distrussero persino le tombe della più antica monarchia d’Europa gettando le ossa di sovrani merovingi e franchi ed i loro tesori, di inestimabile valore, in squallide fosse comuni. Le chiese che non furono distrutte o divennero caserme oppure ospedali, oggetti liturgici antichissimi, ori e preziosi furono fusi e scomparvero per sempre dalla faccia della terra. Insomma, così facendo i rivoluzionari non sancirono affatto un primato ideologico o culturale su di un altro: semplicemente privarono tutti i cittadini francesi della memoria storica di una nazione, ovvero quella della più antica monarchia che abbracciò il cristianesimo (con Clodoveo), 1300 anni di storia bruciata e saccheggiata, un’operazione totalitaria che ancora oggi si fa sentire in Francia visto che qualunque francese ti risponderà che la Francia è un Paese laico e guai a ricordargli che lo è da soli 300 anni mentre è stata cristiana per 1300 anni. Questa storia è stata cancellata anche dalle memorie dei francesi perché cancellati sono i simboli che la rappresentavano.

Anche la rivoluzione bolscevica distrusse l’odiato retaggio della Russia zarista abbattendo statue, saccheggiando preziose chiese ortodosse, fondendo oggetti liturgici e cancellando per sempre dalla memoria dei russi una parte importante della storia della propria nazione. Oggi quelle scene di statue abbattute e quell’odore di censura e di tribunale dell’inquisizione per la morte ingiusta di un cittadino afroamericano non presagiscono nulla di buono se non un nuovo “terrore”, una nuova damnatio memoriae, una nuova controrivoluzione, una reazione più violenta della violenza che essa stessa vorrebbe cancellare con la soppressione di monumenti e simboli della cultura del passato. Qualunque soppressione infatti, anche se di un simbolo considerato ingiusto, è essa stessa un’operazione totalitaria. Historia magistra vitae, diceva il nostro Cicerone, la storia si studia e si approfondisce non si cancella. Solo le epoche buie cancellano la storia.

Marco Cesario

Marco Cesario

Giornalista professionista e scrittore. Dopo la laurea in filosofia all’Università di Napoli ed un Master in filosofia alla Sorbona di Parigi lavora per l’agenzia nazionale ANSA, al desk di ANSAmed. Da Parigi, ha collaborato per Micromega (La Repubblica), Linkiesta, Pagina99, The Post Internazionale, EastWest.

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