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Hamas vuole la guerra: “Il detonatore dei missili è pronto”. Israele cancella la Marcia delle Bandiere

di Anna Mahjar-Barducci, in Esteri, Quotidiano, del

Da Gerusalemme – La “marcia delle bandiere” è stata cancellata. Lo ha detto la polizia israeliana lunedì in tarda mattinata, dopo aver asserito la sera precedente che “in principio” non era contraria a dare il permesso ai mitnahalim (settlers) e agli attivisti di estrema destra di manifestare a Gerusalemme. Il comunicato della polizia è arrivato poco dopo il messaggio di Khalil al-Hayya, membro di Hamas, che minacciava di ricominciare il lancio di razzi su Israele, se la manifestazione si fosse svolta a Gerusalemme e sul Monte del Tempio/Spianata delle Moschee, davanti alla moschea di Al-Aqsa.

La decisione della polizia, appoggiata dal ministro israeliano della difesa Benny Gantz, non è piaciuta ai leader politici di estrema destra. Bezalel Smotrich, leader di HaTzionut HaDatit, ha accusato il governo di farsi dettare l’agenda politica da Yahya Sinwar, leader di Hamas a Gaza. Itamar Ben-Gvir, membro della Knesset e leader del partito di estrema destra Otzma Yehudit, ha poi detto che non intende arrendersi e che andrà comunque a manifestare giovedì in Città Vecchia, nonostante una parte degli organizzatori della manifestazione abbiano accettato il “no” della polizia. Alcuni attivisti hanno poi proposto di spostare la manifestazione da Gerusalemme al sud del Paese, nelle zone limitrofe a Gaza, sotto lo slogan: “Non abbiamo paura di Gaza o dei suoi missili”.

Propaganda pro-Hamas di Gaza Alan, 7 Giugno, 2021

Subito dopo la decisione della polizia, i media vicini a Hamas hanno pubblicato due messaggi del gruppo terroristico: il primo, riguardante lo scambio di prigionieri (Hamas vuole 1.111 prigionieri in cambio dei quattro ostaggi israeliani, due vivi e due morti, o – come suggeriscono alcuni media di Gaza – la richiesta sarebbe addirittura di 4.444 prigionieri), il secondo è invece un commento in cui Hamas sottolinea che Gerusalemme è “una linea rossa”.

Nel primo pomeriggio, poi, forti della decisione della polizia, i media di Gaza hanno annunciato che giovedì i palestinesi sono chiamati a radunarsi alle 5.00 pm (orario in cui si sarebbe dovuta tenere la “marcia delle bandiere”) davanti a Bab Al Amoud (la porta di Damasco, che conduce al quartiere musulmano della Città Vecchia) per poi andare alla moschea di Al-Aqsa e celebrare il “fallimento” di Israele assieme alla cancellazione della marcia, “grazie alle minacce della Muqawama” (“la resistenza”, ovvero i movimenti terroristici a Gaza).

Verso le 5.30 pm, le varie fazioni della “resistenza” palestinese a Gaza hanno presentato un comunicato stampa unico, in cui riaffermano la propria vittoria politica e militare su Israele. Il breve comunicato descrive Israele come il “nemico codardo”, “forzato” a fermare “l’aggressione” e a ritirarsi nella “delusione” e nella “sconfitta”. Il comunicato poi chiede a tutta la popolazione palestinese a Gerusalemme e nella West Bank di “continuare ad affrontare il nemico”, “bruciare il terreno sotto i piedi del nemico in vari modi possibili”, sapendo che la “resistenza” a Gaza è dalla loro parte e pronta a sostenerli “nel momento più opportuno”.

È importante sottolineare che Hamas aveva comunicato la volontà di interrompere la tregua ben prima dell’annuncio da parte dei settlers di voler riorganizzare la “marcia delle bandiere”, una commemorazione annuale per celebrare l’unità di Gerusalemme, ottenuta con la guerra dei Sei giorni del 1967. Infatti, all’inizio della scorsa settimana, Hamas aveva dichiarato la propria volontà di ricominciare il lancio di missili se Israele non avesse lasciato entrare a Gaza i finanziamenti del Qatar, suo maggior finanziatore. Quando poi però i settlers lo scorso giovedì hanno reso noto il programma della “marcia delle bandiere”, Hamas non ha più menzionato i finanziamenti e ha iniziato a utilizzare la manifestazione di estrema destra come nuovo pretesto per iniziare una nuova escalation (forte del fatto, ahimé, che la comunità internazionale sembra unanime nel pensare che una manifestazione di una minoranza della popolazione israeliana giustifichi il lancio di centinaia di missili sulla popolazione civile).

Hamas si sente forte e vuole ricominciare il conflitto a ogni costo. Il movimento islamista però sa che la battaglia non è solo armata, ma anche psicologica. Domenica sera, infatti, in un atteso reportage, intitolato “Quello che è nascosto è ancora più grande”, Marwan Issa, il vice del braccio armato di Hamas, ha parlato alle telecamere di Al-Jazeera, rete televisiva del Qatar (maggior finanziatore del movimento), mostrando delle immagini inedite del periodo di prigionia (2006-2011) di Gilad Shalit a Gaza.

Popolazione a Gaza che guarda il programma di Al-Jazeera, “Quello che è nascosto è ancora più grande”, 6 giugno, 2021

Negli account dei social media vicino a Hamas, le immagini di Shalit sono state commentate con ilarità, prendendo in giro le immagini del ragazzo, all’epoca sottopeso e chiaramente spaventato. Durante il programma, è stata poi fatta sentire la voce spezzata dell’ostaggio israeliano di origine etiope, Avraham Mengistu, che si trova a Gaza dal 2014. In un audio poco chiaro, si sente Avraham dire: “muoio ogni giorno”. Bibi Netanyahu in tarda serata ha poi condannato il programma: “Un gioco meschino sulla pelle delle famiglie dei prigionieri israeliani”.

Nel frattempo, nella serata di lunedì, Netanyahu ha indetto una riunione di sicurezza con il ministro della difesa Gantz, il ministro della sicurezza interna Amir Ohana, il capo dello Shin Bet (l’agenzia di intelligence per gli affari interni) Nadav Argaman e il commissario di polizia Yaakov Shabti per discutere la marcia delle bandiere. Intanto, Hamas ha fatto sapere: “Il detonatore dei missili è pronto”.

Parata del braccio armato di Hamas a Gaza, 7 giugno, 2021
Parata del braccio armato di Hamas a Gaza, 7 giugno, 2021

Anna Mahjar-Barducci


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