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Gli impresentabili iraniani ai MED Dialogues, la conferenza organizzata da Farnesina e ISPI

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Mentre suscitano – giustamente – indignazione i post filo nazisti del professor Castrucci, Farnesina e ISPI ospitano di nuovo il presidente di un think tank iraniano negazionista e antisemita

Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire. E, a quanto pare, all’ISPI e alla Farnesina sono ormai proprio sordi. Dopo alcuni giorni in cui il suo nome era praticamente sparito dalla lista degli speaker del MED 2019, quando ieri è stato pubblicato il programma dei Dialoghi Mediterranei si è scoperto che anche quest’anno sarà presente Sayed Mohammed Kazen Sajjadpour, ex diplomatico iraniano, da anni presidente del think tank IPIS, con sede a Teheran.

Sarà per l’assonanza degli acronimi, ma ai ricercatori dell’ISPI evidentemente piace tanto avere rapporti con i ricercatori iraniani dell’IPIS. Un affetto, certamente ricambiato, che va avanti da anni, nonostante la fama totalmente negativa che l’IPIS si porta dietro.

Già, perché come ormai stranoto, l’IPIS è il think tank iraniano che ha organizzato la conferenza negazionista nel 2006 in Iran, in collaborazione con il Ministero degli esteri iraniano e su indicazione dell’allora presidente (negazionista) Mahmoud Ahmadinejad.

Non solo: poco più di un anno fa, i ricercatori dell’IPIS sono stati invitati per un’audizione dalla Commissione Affari esteri della Camera e, in quella occasione, hanno praticamente negato il diritto di Israele ad esistere, ovvero il diritto a ad esistere non solo di un Paese Onu, ma anche di un Paese alleato dell’Italia. Tutto questo, in una sede parlamentare, tanto che hanno costretto la stessa presidente della Commissione, Marta Grande, a prenderne le distanze (in questo senso, permetteteci di rimpiangere il presidente Cicchitto…).

Raccontata di nuovo la storia, serve ribadire con forza un punto che dovrebbe essere chiaro: legittimare l’IPIS è inaccettabile. Prima di fare questo passo, infatti, l’IPIS dovrebbe almeno pubblicare una lettera ufficiale in cui porge le sue scuse per aver prestato il fianco a quella becera manifestazione antisemita e provare ad essere realmente un think tank, e non uno strumento mercenario al servizio di una diplomazia fondamentalista, fiancheggiatrice del terrorismo e giustificatrice dei peggiori abusi dei diritti umani.

Purtroppo la diplomazia italiana, seguita a ruota dai think tank nostrani, non dimostra di essere all’altezza di prendere una posizione netta per fermare questo scempio. A questo punto viene da chiedersi: se ad un assise importante come il Rome MED diventa legittimo invitare dei negazionisti iraniani, perché non concedere il palco anche al professor Castrucci dell’Università di Siena, che ha riempito il suo Twitter di post filo nazisti e antisemiti? I personaggi più o meno si equivalgono…

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