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Giù le mani da Antonio Guglielmi, e soprattutto dalla libertà di pensiero. È stato reintrodotto il crimine di blasfemia contro l’Ue?

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Nel weekend mi trovavo in Azerbaijan per una splendida conferenza di Acre, l’alleanza liberalconservatrice e atlantista che cerca sempre nuovi luoghi (dall’Asia all’Africa) per diffondere un messaggio thatcheriano, pro mercato e pro concorrenza.

Inizialmente, quindi, ho attribuito quello che vi sto per raccontare al fuso orario e a un po’ di stanchezza: non volevo credere ai miei occhi. E invece era proprio vero, scritto nero su bianco, sulla prima pagina del Corriere della Sera, a firma di due autorevoli economisti e accademici.

Di che si tratta? Dopo una polemica con le posizioni politiche di due esponenti della Lega, Alberto Bagnai e Claudio Borghi (la strana fatwa vale anche nei loro confronti: alcune posizioni si possono condividere o no nel merito, ma non ha senso demonizzarle, o caricarle di una valenza distruttiva, come se il mainstream finora imperante fosse stato “costruttivo”), incredibilmente l’editoriale attribuiva effetti devastanti a uno studio (avete capito bene: a uno studio) pubblicato un anno fa da Antonio Guglielmi, uomo di Mediobanca a Londra, che valutava gli effetti di una eventuale ridenominazione in lire del debito italiano.

Ammetto (ma la cosa non rileva): conosco e stimo Guglielmi, e trovo che le sue riflessioni abbiano avuto, anche in anni di generalizzato conformismo, il merito di battere altre strade, di cercare soluzioni diverse, o almeno di mettere in discussione “dogmi” francamente poco convincenti.

Bene, cosa apprendiamo dal Corriere? Che uno studio (lo ripeto ancora: uno studio!!) avrebbe messo in ginocchio l’Italia, l’Europa e non si sa cos’altro, forse il pianeta e i suoi destini. La cosa fa abbastanza ridere: è come se fosse stato reintrodotto il crimine di eresia e di blasfemia per chiunque abbia osato e osi sollevare obiezioni rispetto allo status quo europeo.

Tra l’altro, com’e noto, Guglielmi non è un sostenitore dell’uscita dall’euro, ma un uomo che si pone delle domande. Sono forse vietate? O qualcuno usa i giornaloni come arma preventiva rispetto alle prossime nomine? Sarebbe una cosa piccola e deludente.

Per questo, giù le mani da Guglielmi, e soprattutto dalla libertà di pensiero. Ognuno dica la sua, anche con forza: possibilmente, però, senza accusare chi la pensa diversamente di voler provocare l’Apocalisse.

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Daniele Capezzone


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