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Dopo le proteste in Libano e Iraq, anche le ultime mosse di Assad preoccupano Teheran

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In una recente intervista televisiva, il presidente siriano Assad ha elogiato il presidente Usa Trump. Pur criticando gli Stati Uniti, ha elogiato la schiettezza e la chiarezza del messaggio politico del presidente repubblicano. Questo strano elogio di Bashar lancia un segnale geopolitico di estremo interesse, da non sottovalutare. È chiaro infatti che Assad, dopo le condanne internazionali per l’intervento turco nel nord della Siria, punta ad essere nuovamente riconosciuto dalla comunità internazionale.

Il fatto che punti direttamente al riconoscimento di Trump, può indicare almeno un paio di cose: 1) Assad ha scelto il campo russo rispetto a quello iraniano. Per questo vuole anche far sapere a Trump che può con il sostegno russo garantire la pace nel sud del Paese, al confine con Israele. Il che significa mettere fine alla presenza di Hezbollah e delle milizie filo iraniane; 2) Assad vuole incunearsi nella frattura tra Ankara e Washington, per essere lui l’erede di quello che era l’accordo tra Usa e Curdi contro Isis. Ovviamente, tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare e l’Iran farà pagare a caro prezzo ad Assad un suo eventuale tradimento. Tradimento che agli occhi di Khamenei si aggiungerebbe a quello degli iracheni e dei libanesi, accusati in questi giorni dalla Guida Suprema iraniana di scendere in piazza al soldo dell’Occidente.

Il tema è centrale, quindi, non solo per il futuro della Siria, ma anche per gli equilibri regionali e per le stesse presidenziali americane del 2020. Un eventuale rientro semi ufficiale di Assad nel gioco diplomatico internazionale, può voler dire non soltanto un nuovo futuro per la martoriata Siria – anche, magari, per la ricostruzione del Paese – ma anche costringere definitivamente Teheran a capitolare. Se anche Assad mollasse Teheran, infatti, al regime iraniano non resterebbe che (s)vendersi ai vicini cinesi. Cosa che per un impero come quello “persiano” rappresenta praticamente una sconfitta definitiva.

P. S. Questo articolo vuole essere una fotografia della situazione e non un giudizio morale. Fosse per chi scrive, Assad andrebbe processato per crimini di guerra e condannato come merita un criminale come lui. Ma nella martoriata Siria in mano a Pasdaran, russi, al Qaeda, Isis e Erdogan, l’opzione dello stato di diritto è per ora solo una lontana chimera…

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