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Erdogan e Putin si affrettano a mettere ordine in Siria e Libia per evitare un ritorno Usa

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Per alcuni sembra solo un caso: Trump elimina Soleimani in Iraq e, guarda un po’, Erdogan e Putin magicamente trovano l’accordo per un cessate il fuoco non solo a Idlib, in Siria, ma anche in Libia tra al Sarraj e Haftar. In poche parole, senza apparente motivo, due conflitti che stavano per deflagrare vengono messi in stand-by (momentaneo) per stemperare le tensioni.

Spiace evidenziarlo ai tanti haters del presidente Trump di questi giorni, ma questi due accordi per il cessate il fuoco sembrano proprio essere una conseguenza indiretta dell’uccisione del terrorista iraniano Soleimani in Iraq.

Sia Erdogan che Putin, che godono della simpatia di Trump e dell’odio del Congresso Usa, hanno capito che il presidente americano è sì un “isolazionista”, ma non un pavido. Vuole le truppe americane a casa, ma tutelando i suoi interessi nazionali. E questo, come dichiarato da Trump stesso nella conferenza stampa seguita alla rappresaglia-farsa iraniana di mercoledì scorso, può significare anche un maggiore e diretto coinvolgimento della Nato in Medio Oriente.

Ecco, allora, che Turchia e Russia si svegliano per cercare di placare l’attivismo di Trump e dimostrare alla Casa Bianca di essere capaci di abbassare le tensioni e lavorare per la stabilizzazione delle aree di crisi in Siria e Libia. Ovviamente, con l’obiettivo di mantenere i loro interessi regionali e convincere Trump che non è necessario un ritorno degli Stati Uniti ad un ruolo da protagonista nei due scenari che toglierebbe loro lo spazio acquisito.

Insomma, il game changer dello strike che ha ucciso Soleimani comincia a mostrare i suoi frutti. Non sappiamo ancora se saranno frutti duraturi, ma certamente la sveglia è suonata per molti, non solo per Teheran, e difficilmente potranno tornare a dormire sereni come prima…

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