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Visita al Memoriale della Shoah di Milano, per non dimenticare: entro il 2019 una biblioteca

di Daniele Meloni, in Cultura, Quotidiano, del

Un recente sondaggio della CNN ripreso dal Corriere ha lanciato l’allarme: un europeo su 3 non sa cosa sono l’Olocausto, la Shoah e i campi di concentramento. Un allarme che non si può ascoltare solamente il 27 gennaio di ogni anno, nel Giorno della Memoria, quando si ricordano le vittime della più disumana tragedia compiuta dal genere umano ai danni del popolo ebraico. Ecco allora che una visita al Memoriale della Shoah di Milano serve per mantenere vivi i drammatici eventi della Seconda Guerra Mondiale, quando dal Binario 21 della stazione centrale di Milano partivano, stipati su carrozze destinate ai cavalli, centinaia di ebrei per i campi di Auschwitz, Bergen Belsen e Fossoli.

Il percorso del museo del Memoriale è stato arricchito in questa fase con una mostra temporanea organizzata dal progetto di alternanza scuola/lavoro del liceo Petrarca di Trieste – uno dei luoghi più vivi dell’ebraismo italiano – sugli ex alunni deportati durante la guerra. Ma è stato il percorso che ha portato alla sua nascita quello che più colpisce, per la tenacia e lo spirito di abnegazione con cui alcune personalità hanno voluto fare del Binario 21 il luogo del ricordo. Una di queste personalità è certamente Roberto Jarach, presidente della Fondazione del Memoriale, che ad Atlantico ha detto: “L’idea di creare un centro dedicato alla formazione dei giovani risale al 1998, grazie alla collaborazione tra la comunità ebraica milanese e un gruppo di architetti. Poi, ci siamo ispirati anche ai nostri amici della comunità di Sant’Egidio che ogni anno, a partire dal 1996, organizzavano il 30 gennaio una ricorrenza in occasione della data in cui la senatrice a vita Liliana Segre partì alla volta di Auschwitz”.

Non è stato facile arrivare all’inaugurazione del 27 gennaio 2013, giorno in cui il Memoriale è stato finalmente visitabile, e la piazza antistante intitolata al filantropo Edmond Jacob Safra in una cerimonia a cui hanno presenziato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano e Ferruccio de Bortoli, per 10 anni presidente della Fondazione. I lavori hanno richiesto fatica e costi ingenti, ma c’è stata la grande collaborazione di Ferrovie dello Stato – “proprietaria” dell’area – l’entusiasmo degli architetti Morpurgo e Gentili Tedeschi, il sostegno di alcuni sponsor come Bernardo Caprotti, e il lavoro delle istituzioni locali – il Comune, la Provincia di Milano e Regione Lombardia – accanto all’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, alla Comunità Ebraica di Milano, all’Associazione dei Figli della Shoah, e al Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea, che fornirà al Memoriale circa 30mila volumi per la biblioteca.

Già, la biblioteca. Il presidente Jarach stima che entro il prossimo mese di agosto potrebbe già essere aperta al pubblico, ma, ragionevolmente, la deadline più fattibile sembra essere la fine del  2019, una volta completate le procedure burocratiche e organizzative. Girando per questo luogo in cui l’uomo partì verso l’inferno, non si può fare a meno di soffermarsi sul testo And Every Single One Was Someone, E ogni singola persona era qualcuno, di Phil Chernofsky. Un libro che contiene una sola parola, Jew, ebreo, ripetuta 6 milioni di volte, esattamente quanto il numero di ebrei uccisi nei lager nazisti. Un monito, anzi, 6 milioni di moniti, per far sì che la Memoria non si spenga il giorno in cui l’ultimo superstite ad Auschwitz possa raccontarci l’abominio della Shoah dicendo “Io c’ero”.

Daniele Meloni


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