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L’ennesima vittoria personale di Netanyahu, ma gli basterà per formare un governo?

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È chiaramente una vittoria personale del primo ministro Benjamin Netanyahu quella avvenuta nella tornata elettorale del 2 marzo in Israele. Vittoria però che molto probabilmente non sarà sufficiente per formare un governo con scioltezza. Il blocco di destra dovrebbe fermarsi infatti a 58 seggi, sui 120 totali, tre in meno dunque della maggioranza (61).

Le terze elezioni in meno di un anno hanno mostrato una rimonta del partito di centrodestra Likud, che ha conquistato 36 seggi alla Knesset, 4 in più rispetto a settembre.

Grande ridimensionamento per Kahol Lavan di Benny Gantz, il principale sfidante, confinato a 32 seggi. Grande exploit invece, che conferma la crescita tendenziale, per la Lista Comune, unione di partiti di estrema sinistra e liste arabo-israeliane con 15 seggi.

Segnano una buona performance i partiti ultraortodossi UJT e Shas, che insieme totalizzano 16 seggi. Discreto risultato per il sionismo religioso del partito Yamina con 6 seggi; pessimo, invece per l’unione del Labour-Meretz-Gesher che raccolgono insieme 7 seggi. Lieberman si conferma con i suoi 7 seggi, seppur in calo, il vero ostacolo per la formazione di un governo Netanyahu.

I risultati non sono ancora definitivi, in quanto dovranno essere conteggiati i voti dei soldati IDF e del personale diplomatico.

Quali gli scenari ora? Salvo sorprese dell’ultima ora, dovute all’aggiornamento dei dati, si ripropone lo stallo politico che ha dominato Israele nell’ultimo anno.

Si specula circa la possibilità di un sostegno a Bibi da parte di alcuni membri della Knesset eletti all’opposizione. I parlamentari di Israel Beitenu negano, forse qualche rinforzo potrebbe arrivare da Kahol Lavan o da Labour-Gesher-Meretz.

Altrimenti dovrebbero riprendere le interlocuzioni tra i partiti per la formazione di un governo di unità nazionale, ma con i soliti problemi già visti. L’impossibilità per Gantz di accettare un governo insieme a Netanyahu e l’indisposizione di Lieberman a sedersi al tavolo con i partiti ultra-ortodossi.

Certamente gli israeliani hanno dato un forte supporto al primo ministro, mostrando come la via giudiziaria non è mai la soluzione per eliminare l’avversario politico. Ed anche il processo a Bibi, che dovrebbe iniziare il 17 marzo è una delle incognite di questa situazione politica. Sicuramente una certezza c’è: il presidente Rivlin conferirà il primo mandato a Benjamin Netanyahu, il vero vincitore di questa tornata.

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Mattia Roncalli


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