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Ecco perché non c’è separazione tra Repubblica Islamica e i gruppi terroristici che finanzia e arma

Dorian Gray di Dorian Gray, in Esteri, Quotidiano, del

Secondo quanto dichiarato dalla Banca centrale iraniana, un Tribunale italiano – probabilmente la Corte d’appello di Roma – ha rifiutato di accettare la richiesta di sequestro di oltre 5 miliardi di beni iraniani come rimborso per le vittime americane del terrorismo della Repubblica Islamica.

La vicenda risale al 2012 quando, in seguito alla denuncia di alcune vittime dell’11 Settembre, un Tribunale di New York sottolinea la responsabilità del Governo iraniano e della sua Banca Centrale negli attacchi terroristici che hanno colpito gli americani (tra cui anche quello in Libano, compiuto da Hezbollah nel 1983).

Di conseguenza, gli Stati Uniti hanno chiesto all’Italia di sequestrare 5 miliardi di euro della Banca centrale iraniana come risarcimento per i parenti delle vittime del terrorismo khomeinista. Nel giugno del 2018, la Corte di Roma aveva accettato la richiesta, ordinando il congelamento di questi beni. La Banca centrale iraniana, seguita dallo Studio Vassalli, aveva fatto ricorso e nell’ottobre del 2018 era riuscita a capovolgere la sentenza di primo grado, perché – per quelle azioni terroristiche – “non poteva essere ritenuta responsabile la Banca centrale dell’Iran, per il solo fatto di essere la Banca centrale di uno Stato ritenuto a priori e unilateralmente dagli organi esecutivi e politici di un altro Stato, sponsor del terrorismo”.

Nei mesi successivi, quindi, dagli Stati Uniti era arrivata alla Corte italiana la richiesta di riaprire il caso. Richiesta che, secondo la Banca centrale iraniana, è stata rigettata sia nell’aprile del 2019 che, per l’appunto, qualche giorno fa, il 10 gennaio del 2020.

Ora, premesso che non abbiamo a disposizione le motivazioni per cui la nuova richiesta americana è stata rigettata dalla magistratura italiana, presumiamo che queste motivazioni siano in linea con la sentenza d’appello in favore di Teheran emessa nell’ottobre del 2018. Se così fosse, si tratterebbe di motivazioni assolutamente discutibili, perché fondate su un principio sbagliato: la separazione tra lo Stato iraniano e i gruppi terroristici che esso sostiene nel mondo.

Il sostegno al terrorismo internazionale, infatti, è parte integrante e fondamentale, su cui si basa l’intera struttura della Repubblica Islamica dell’Iran. L’esportazione dell’ideologia khomeinista, non a caso, è uno dei fondamenti della velayat-e Faqih. Per questa ragione, i proxy paramilitari che Teheran sostiene nel mondo devono essere considerati un tutt’uno con il sistema istituzionale nazionale iraniano: essi, infatti, non sono altro che una propagazione esterna dei Pasdaran, responsabili di fornire ai gruppi terroristici nel mondo non solo armi e addestramento, ma anche e soprattutto soldi.

Non è un caso, quindi, che gli Stati Uniti abbiano inserito l’intera Banca centrale iraniana nella lista delle sanzioni internazionali, proprio per motivazioni legate al contrasto del terrorismo internazionale. Così come, giustamente, gli Stati Uniti hanno inserito tutto il corpo dei Pasdaran nella lista dei gruppi terroristici.

Le divisioni legali che vengono compiute in Europa tra regime iraniano e suoi proxy nel mondo – così come quella folle tra ala militare e ala politica di Hezbollah – non hanno alcun fondamento nella vita reale e soprattutto, non aiutano in alcun modo il contrasto al jihadismo armato. Piuttosto, rafforzano l’idea di Teheran e di altri sostenitori del terrorismo di poter usare le leggi occidentali a proprio piacimento, portando avanti indisturbati le loro strategie eversive.

Se veramente l’Europa vuole aiutare l’Iran a diventare un “Paese normale”, è necessario che ribalti totalmente il paradigma, riconoscendo la realtà per quella che è: i finanziatori del terrorismo internazionale sono una cosa sola con coloro che vengono finanziati concretamente per compiere gli attentati. Pensare di colpire solamente la mano lasciando libera la testa, avrà come solo risultato quello di lasciare che un’altra mano porti avanti quello che la testa intende realizzare…

Dorian Gray

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