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Draghi mette all’angolo i filo-cinesi, l’Italia ritorna “atlantica”

di Jacopo Ugolini, in Esteri, Quotidiano, del

Dal G7 in Cornovaglia, e dal vertice Nato, l’Italia ritrova grazie al premier Mario Draghi la sua storica collocazione a fianco degli Stati Uniti e all’interno dell’Unione europea, dopo lo sbandamento filo-cinese con l’ex premier Giuseppe Conte e i 5 Stelle. Come noto, i grillini vorrebbero instaurare rapporti privilegiati con il regime di Pechino, soprattutto per volontà del loro fondatore Beppe Grillo e di altri esponenti del Movimento, come Di Stefano e Petrocelli. Ma anche alcuni settori della sinistra di governo, che hanno quali riferimenti D’Alema, Bersani e Prodi, guardano a Pechino. Propositi che però, con l’avvento dell’ex governatore della Bce a Palazzo Chigi, sono stati messi in un angolo. Una correzione di rotta che ci permette di ricordare le parole del presidente Berlusconi, il quale, già anni fa, aveva anticipato la pericolosità della Cina, con la sua concorrenza sleale e le sue mire espansionistiche.

La deriva filo-cinese della politica estera italiana ha toccato il culmine con la firma da parte del Governo Conte del Memorandum of Understanding sulla “Nuova Via della Seta”, che proprio nei giorni scorsi il premier Draghi ha fatto sapere di voler “rivedere”.

Non contento dell’imbarazzante visita all’ambasciata cinese nel medesimo giorno del G7, Beppe Grillo ha rilanciato sul suo blog un articolo del professor Andrea Zhok, che descrive il G7 come una “parata ideologica” per “sparare contro il nemico nelle vesti di Russia e Cina”, così riaffermando l’intenzione di portare avanti una politica filo-cinese tramite il Movimento, guidato ora dall’ex premier Conte.

In realtà, come dicevamo, Grillo non è l’unico a volere un’Italia più vicina alla Cina che agli Stati Uniti. Un’altra personalità di rilievo della sinistra, l’ex premier Massimo D’Alema, ha rilasciato un’intervista all’emittente New China Tv in occasione delle celebrazioni per i cento anni dalla fondazione del Partito Comunista Cinese, sottolineando il suo “grande merito storico” nel garantire alla Cina “modernità e progresso”. L’ex premier è inoltre presidente onorario dell’associazione Silk Road Cities Alliance del governo di Pechino, che a sua volta controlla la società da cui la Protezione Civile, per volontà del Governo Conte, acquistò ventilatori e mascherine, la Silk Road Global Information Limited. Un chiaro conflitto di interessi.

Sta al premier Draghi ora marginalizzare le tendenze filo-cinesi di una parte non irrilevante della sua maggioranza e stabilizzare l’Italia a fianco degli Stati Uniti nel confronto con Pechino.

Jacopo Ugolini


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