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Draghi apre all’obbligo vaccinale. Intanto, più Green Pass per tutti e gogna in classe

di Federico Punzi, in Politica, Quotidiano, del

Se le vaccinazioni proseguono a gonfie vele, come dimostrano i dati vantati ieri dal governo in conferenza stampa, che bisogno c’è dell’obbligo vaccinale? E perché estendere l’obbligo del Green Pass, quando altri Paesi europei con le stesse percentuali di vaccinati lo cancellano?

Con davvero scarsa sorpresa abbiamo appreso ieri pomeriggio dalla conferenza stampa del presidente Draghi, affiancato dai ministri Speranza, Bianchi, Giovannini e Gelmini che: 1) è in arrivo l’obbligo vaccinale, appena possibile (quali sanzioni? il governo si assumerà la responsabilità dei casi avversi?); 2) l’obbligo di Green Pass verrà esteso molto presto, ma non si sa ancora a quali categorie e quando; 3) a fine mese si parte con la terza dose agli immunodepressi (ma non è ancora chiaro secondo quali criteri: come sarà valutata la risposta anticorpale?); 4) via la mascherina in classe se tutti sono vaccinati – una misura contraria ad ogni raccomandazione sanitaria, che segue però la ferrea logica di questi mesi di mettere alla gogna i non vaccinati.

Soffermiamoci su quest’ultima. Il ministro dell’istruzione Bianchi e il ministro della salute Speranza hanno rilanciato una misura aberrante per diversi aspetti: se in una classe tutti gli studenti saranno vaccinati, potranno abbassarsi la mascherina. È molto chiaro l’intento: dare un forte incentivo a vaccinarsi ai ragazzi delle scuole superiori, ancora minorenni. Ma è sconcertante che due ministri, tra cui quello della salute, trascurino le indicazioni sanitarie più basilari, come l’uso della mascherina in luoghi chiusi per lunghi periodi di tempo.

L’Istituto Superiore di Sanità raccomanda le mascherine anche ai vaccinati e il CDC Usa, con un clamoroso dietrofront, è di recente tornato a raccomandare l’obbligo di mascherina anche per i vaccinati al chiuso. Inoltre, per far scattare il premio occorrerebbe violare la privacy, cioè raccogliere i dati sui vaccinati tra gli studenti.

Ma ancora più aberrante è la cultura che questa misura esprime: in questo caso il “ricatto” Green Pass assume le sembianze del premio. E, viceversa, nel caso non tutti in aula siano vaccinati, della punizione collettiva. Ma il “premio” di potersi togliere la mascherina arriva solo se tutti aderiscono, quindi per ottenere obbedienza si fa leva sul sospetto e la delazione, si aizzano gli uni contro gli altri ragazzi e famiglie: comunismo in purezza.

Il presidente Draghi e il ministro Speranza hanno espresso soddisfazione in particolare per l’adesione “massiccia” dei giovani alla campagna di vaccinazione, sia nella fascia di età 20-29 che 12-19. Milioni di ragazzi e ragazze hanno corso e correranno un rischio minimo, ma pur sempre superiore al rischio Covid ci dicono i dati per fasce di età, per non restare esclusi da attività sportive e sociali che sappiamo essere per loro irrinunciabili. Sui giovani e i loro genitori, lo squallido ricatto del Green Pass ha funzionato e sta funzionando, confermandosi un obbligo vaccinale surrettizio, ma non è certo qualcosa di cui andare fieri.

Il premier ha giustamente rivendicato i successi della campagna di vaccinazione: a fine settembre avremo l’80 per cento dei cittadini sopra i 12 anni completamente vaccinato, il 91,5 per cento degli insegnanti ha ricevuto almeno una dose, e come detto l’adesione dei giovani è massiccia – anche se sotto ricatto. Bene, allora, ci chiediamo, perché non seguire l’esempio della Danimarca e di altri Paesi, che raggiunte alte percentuali di vaccinati hanno rimosso l’obbligo del Pass?

Da lunedì in Danimarca il Covid Pass – introdotto ad aprile – non sarà più obbligatorio per sedersi al ristorante o andare in palestra. Dal 10 settembre non sarà necessario nemmeno per entrare nei locali notturni e partecipare ai grandi eventi. Questo perché, ha spiegato il ministro della salute danese, l’epidemia è sotto controllo e abbiamo un tasso record di vaccinazioni.

In Danimarca è completamente vaccinato il 75 per cento della popolazione sopra ai 12 anni. Il governo punta al 90 per cento con almeno una dose entro fine settembre, ma ha ritenuto di poter fin d’ora rimuovere l’obbligo del Pass per le attività ordinarie.

L’Italia è vicinissima a quelle percentuali di vaccinati: 71 per cento completamente vaccinato (ma a fine mese saranno l’80 per cento, come ha assicurato Draghi), 80 già ora con almeno una dose. Abbiamo da poco superato il Regno Unito per prime dosi.

Dunque, considerando ormai appurato che il suo scopo è indurre a vaccinarsi, perché non stabilire fin d’ora che raggiunta una data percentuale di vaccinati l’obbligo di Green Pass verrà rimosso almeno per le attività più ordinarie? Perché sembra essere un tabù fissare una road map verso la riapertura totale, con la progressiva riduzione di restrizioni e obblighi al raggiungimento di precisi e dichiarati obiettivi?

Sembra invece che a prevalere sia una logica punitiva, occorre criminalizzare e punire i disobbedienti.

Infine, ultima nota sulla conferenza stampa di ieri. Draghi ha espresso la sua solidarietà alle categorie – giornalisti e virologi – colpiti dagli insulti e dalle minacce no-vax. Non è arrivata però la solidarietà ad una intera categoria – seppur minoritaria – di cittadini insultati e minacciati quotidianmente a mezzo stampa, tv e social, da politici, giornalisti, virologi e persino da operatori sanitari (dipendenti dello Stato). Peccato, un’occasione persa per calmare gli animi…

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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