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“Don’t let it dominate your life”. Il messaggio di Trump e la vera emergenza in Italia: economica e democratica

Federico Punzi di Federico Punzi, in Politica, Quotidiano, del

Mentre Trump cerca di ribaltare una narrazione a lui sfavorevole e lanciare un messaggio di ottimismo e vigore (si può convivere con il virus senza chiudere il Paese come vorrebbe fare Biden), qui in Italia, dove “amiamo la libertà ma anche la serietà”, dopo otto mesi si procede ancora a colpi di Dpcm e restrizioni… Ma l’emergenza non può essere un jolly che governo e maggioranza (e Quirinale) giocano all’infinito per addomesticare l’opposizione

Noi di Atlantico Quotidiano siamo stati tra i primi a non sottovalutare il virus di Wuhan. Sebbene privi di competenze scientifiche e mediche, ne abbiamo intuito la pericolosità semplicemente sulla base delle misure drastiche adottate dal regime di Pechino, che apparivano del tutto sproporzionate rispetto ai numeri (evidentemente falsi) che dichiarava a metà gennaio. Tra i primi abbiamo denunciato con una lunga serie di articoli il cover up firmato Cina/Oms e compreso che l’ondata del virus sarebbe arrivata e ci avrebbe travolti. Chi oggi governa l’emergenza a colpi di restrizioni e obblighi, anche senza basi scientifiche, implicitamente scaricando sulla cittadinanza la responsabilità dell’aumento dei contagi e diffondendo il panico, all’epoca assicurava che eravamo pronti anche se non lo eravamo affatto, abbracciava cinesi, mangiava involtini, beveva spritz nella “Milano non si ferma”, e accusava di razzismo chi chiedeva rigorose quarantene per chiunque arrivasse dalla Cina.

E siamo stati tra i primi anche a denunciare l’emergenza democratica, i rischi di deriva autoritaria, non tanto per le misure di restrizione in sé, ma soprattutto per le modalità con le quali venivano adottate (i Dpcm) e per il protrarsi di uno stato d’emergenza che da troppi mesi concentra “pieni poteri” nelle mani di pochissimi uomini senza una adeguata e tempestiva azione di controllo da parte del Parlamento. Ieri, qualcuno si è scandalizzato perché le opposizioni hanno esultato quando alla Camera è mancato il numero legale sulla risoluzione di maggioranza in merito alle comunicazioni del ministro Speranza sull’ennesimo Dpcm. Ma perché la maggioranza non era in aula a votare la sua risoluzione? L’emergenza non può essere un jolly che governo e maggioranza (e Quirinale) giocano all’infinito per addomesticare l’opposizione. Dopo ben otto mesi d’emergenza, si può, anzi si deve fare opposizione anche su una gestione del Covid a colpi di Dpcm e Parlamento “edotto”.

Dopo quasi dieci mesi di pandemia, un lockdown estremo di quasi tre mesi che ha messo al tappeto le attività economiche, e considerando che conosciamo meglio la malattia, le cure sono più efficaci ed è, quindi, meno letale, dovrebbe essere pacifico che occorre trovare un modo per convivere con il virus se non vogliamo distruggere milioni di vite ammazzando la nostra economia e trascurando malattie altrettanto se non più pericolose e letali.

Eppure, chiunque osi mettere in dubbio l’approccio adottato o le singole misure – tra l’altro non sempre supportate dai pareri del Cts, come si è visto – viene demonizzato, ricorrendo allo straw man argument. Chi non si allinea all’allarmismo imperante è “negazionista”, come se sostenere un approccio diverso, più attento alle ricadute economiche e sociali, significasse negare o sottovalutare la pericolosità o l’esistenza stessa del virus.

Tra chi ne ha fatto le spese in questi mesi, nella narrazione manipolatoria dei media mainstream, è senz’altro il presidente Donald Trump, appena tornato alla Casa Bianca dopo un ricovero di qualche giorno, al Walter Reed General Hospital, per Covid-19.

Nel video di poco più di un minuto diffuso lunedì sera al suo rientro, è condensato il suo approccio, a nostro avviso equilibrato:

“Non abbiate paura. Non lasciate che il virus domini la vostra vita. Abbiamo le migliori attrezzature mediche, abbiamo i migliori medicinali, abbiamo bravissimi medici e infermieri … So bene che c’è un rischio, che c’è un pericolo, ma non lasciatevi dominare dal virus. Uscite, state attenti… abbiamo i migliori medicinali e i vaccini arriveranno molto presto”.

Smentiamo innanzitutto una menzogna che i media mainstream sono riusciti a inculcare nella mente del loro pubblico: Trump non è mai stato “negazionista” (così come Boris Johnson non ha mai pensato all’immunità di gregge come strategia contro il coronavirus). Ha prontamente chiuso il Paese ai voli dalla Cina, ancor prima della dichiarazione d’emergenza dell’Oms, scelta per cui fu criticato da Biden e dai Democratici con la solita accusa di “razzismo”. Ha disposto le quarantene, si è mobilitato per le navi ospedali e l’acquisto dei dispositivi sanitari, ha spinto la ricerca sui vaccini. Ha stanziato le risorse necessarie perché test e terapie fossero gratuite per tutti e si è battuto per far sì che le cure sperimentali fossero disponibili a tutti prima possibile. Infine, ha duramente accusato la Cina e l’Oms per aver ingannato il mondo e contribuito alla diffusione del virus. Non sembra proprio una condotta da “negazionista”.

Ricordiamo anche che non è di competenza federale decidere le misure restrittive e i lockdown nei singoli stati, né la responsabilità di organizzare e preparare le strutture sanitarie. A Trump si può certo imputare qualche leggerezza: per esempio, non aver voluto esibire in pubblico l’uso di dispositivi di protezione come le mascherine, o non aver rinunciato ad eventi pubblici, ma questo non perché negasse la pericolosità del virus, ma perché il suo obiettivo, da imprenditore che sa bene quanto il mood influenzi l’economia, è sempre stato quello di non deprimere e gettare nel panico il Paese. La sua posizione è sempre stata di cercare di convivere con il virus senza fermare le attività economiche e, laddove si sono dovute fermare, per farle ripartire al più presto, consapevole che la Cina è lì pronta ad approfittare delle difficoltà economiche dell’Occidente. Viceversa, molti governatori Democratici sono apparsi quasi tifare per il virus per mero calcolo politico, alcuni arrivando a prospettare la completa riapertura dei loro stati solo dopo le elezioni presidenziali.

Ora il messaggio di Trump è chiaramente volto a ribaltare una narrazione per lui estremamente negativa: se la notizia della positività, il ricovero in ospedale, avvaloravano l’accusa dei suoi avversari di aver sottovalutato il virus, rimettersi presto e bene, a 74 anni, significa dimostrare quanto ha sempre sostenuto, e cioè che con il virus si può convivere senza chiudere il Paese come vorrebbe fare Biden. Significa potersi presentare come vincitore, rafforzare la sua immagine di leader combattente, persino sprezzante del pericolo, che non si è nascosto, non si è rinchiuso dentro la Casa Bianca, ma ha sfidato il virus come milioni di americani che non si sono fermati. Non sappiamo se basterà a garantirgli la rielezione, ma è uno storytelling senz’altro meno penalizzante di quello che vedeva il presidente rinchiuso in ospedale, “punito” per aver sottovalutato il virus…

Ma nel suo messaggio di ieri c’è anche tutto l’ottimismo, fondato sulla fiducia nei progressi della scienza e della medicina, che fa parte della cultura profonda americana. Vedremo se e quanto il coronavirus ha intaccato e piegato, almeno temporaneamente, quello spirito. In tal caso, il messaggio di Trump avrà toccato le corde sbagliate e risuonerà stonato alle orecchie della maggioranza degli americani.

Se invece noi in Italia ci troviamo con un governo che vuole impiegare l’esercito contro gli assembramenti, che ci obbliga alle mascherine all’aperto, nella totale assuefazione dei media e sonnolenza delle opposizioni, allora non possiamo troppo lamentarci se ci dicono che amiamo la libertà meno di altri popoli…

L’obbligo di indossare le mascherine anche all’aperto viene giustificato in queste ore con la necessità di “recuperare il livello di attenzione”, dare un “segnale psicologico di allerta” (Zingaretti). In sostanza, ci pare, stanno ammettendo che vogliono creare allarmismo. Peggio che inutile, significa lanciare il messaggio che il pericolo è ovunque, che stiamo tornando al dramma di marzo-aprile scorsi, alimentando un clima di paura che rischia di avere sull’economia effetti simili a quelli del lockdown.

E certo, però, fa comodo a chi ci governa, da Palazzo Chigi o a livello regionale, scaricare la responsabilità dell’aumento o meno dei contagi sui comportamenti dei cittadini, distrarre il dibattito pubblico dalla propria inefficienza e impreparazione.

A Roma assistiamo a code di chilometri, centinaia di auto in fila per i tamponi drive-in. I mezzi pubblici sono di nuovo affollati, mentre come ha osservato il direttore sanitario dell’Istituto Spallanzani, Francesco Vaia, “dovrebbero essere raddoppiati”, ma a quanto pare otto mesi di emergenza e 100 miliardi di debito extra non sono stati sufficienti per potenziarli. La distribuzione del vaccino antinfluenzale è in ritardo, molte regioni non hanno aumentato a sufficienza il numero di terapie intensive, di medici e infermieri, e non hanno ancora predisposto strutture dove accogliere positivi che non richiedono il ricovero ma che per le loro condizioni non possono nemmeno essere lasciati a casa.

Sul lato economico, molti lavoratori e le loro famiglie aspettano ancora la cassa integrazione di maggio, molte imprese falliscono, il Recovery Fund è una “favola” che dobbiamo dimenticarci, ammettono anche i giornalisti che l’hanno venduta ai loro lettori, arriverà nella seconda metà del 2021, sempre che arrivi (e bisogna vedere quanti italiani, nel frattempo, non ce l’avranno fatta: e non per il Covid…). Per non parlare della scuola…

Ma di tutto questo, che ha a che fare con l’inettitudine di un governo che si è dimostrato capace solo di chiudere e vietare, non si parla, se non marginalmente. La priorità è l’obbligo delle mascherine all’aperto e chi dissente è “negazionista”…

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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