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Donne e bambini sull’Aquarius? Basta ricatti morali: anche il terrore palestinese usa madri e figli come ostaggi (e bersagli predeterminati) per colpevolizzare i nemici

di Daniele Capezzone, in Giuditta's Files, Quotidiano, Rubriche, Rubriche, del

Matteo Salvini non ha bisogno dei nostri consigli, né in chiave critica (nella forma) né in chiave di elogio (nella sostanza).

In termini formali e di comunicazione, a mio parere, non servono le foto con espressione cupa da “sparare” sui social network. Il Ministro degli Interni di una grande nazione non ha bisogno di mostrare la faccia feroce o di assecondare, anzi promuovere, una sorta di auto-caricatura in termini cattivisti.

Anche perché, venendo alla sostanza (che conta molto di più), Salvini ha ragione da vendere in questo caso (non dispiaccia ai “resistenti” che, dalle loro terrazze romane, twittano indignati e convocano manifestazioni pro-accoglienza a Napoli). Primo: perché la chiusura dei porti è un provvedimento più volte adottato in passato da Spagna e Francia. Secondo: perché è evidente il tentativo libico di “testare” la resistenza dell’Italia. Terzo: perché è bene che l’Europa, una buona volta, si faccia davvero carico di quella “condivisione del problema” che ama scrivere nei comunicati ma non mette in pratica mai. In questo senso, le frasi della cancelliera Merkel (“l’Italia è stata lasciata sola sull’immigrazione”) rischiano di suonare come una sorta di presa per i fondelli.

Ma c’è soprattutto una ragione fondamentale per la quale Salvini, a mio parere, ha ragione: anche se, come dicevo all’inizio, proprio per questo farebbe bene ad adottare toni diversi. Mi riferisco alla formula che da domenica sera viene sparata contro l’Italia, per colpevolizzarci tutti: “a bordo dell’Aquarius ci sono donne e bambini”. Frase che, con commozione più o meno posticcia, viene ripetuta come una giaculatoria da chi vuole polemizzare con il Governo italiano.

Ora, a parte il fatto che è sempre bene salvare tutti (indipendentemente dall’età e dal sesso), e a parte il fatto che chi li mette a rischio non è Salvini ma il lucroso traffico dei clandestini, c’è un punto – direi – culturale e prepolitico che va affrontato, un tabù che va preso di petto. Le vite umane, e in particolare le vite umane più delicate e fragili, non possono essere usate come ostaggi da scagliare contro il “nemico” (in questo caso, contro l’Italia). Questo è esattamente il meccanismo del terrore palestinese contro Israele: l’uso di donne e minori come scudi, come tragici e predeterminati bersagli. Voglio sperare che non sia questo il modello di molti politici e commentatori italiani: e che sia diversa l’intenzione con la quale usano (stavo per scrivere: strumentalizzano) quelle preziose e sacre esistenze.

Il ministro Salvini ha il dovere di stare attento, certo. Ma hanno il dovere di stare attenti anche costoro.

Daniele Capezzone


4 risposte a “Donne e bambini sull’Aquarius? Basta ricatti morali: anche il terrore palestinese usa madri e figli come ostaggi (e bersagli predeterminati) per colpevolizzare i nemici”

  1. Simona Arpaia ha detto:

    Sempre un piacere leggere i tuoi scritti Daniele!

  2. silvio ha detto:

    Viviamo in un mondo caotico . Domani arrivano altri mille con la Marina Italiana questi quindi saranno più fortunati forse a Catania . Il punto = il dopo arrivo più che dove arrivano come verranno accolti o smistati .

  3. Vegetti Giovanni ha detto:

    Bravo Daniele nulla fa infuriare i dipendenti delle onlus come la verità. Dove è finito il reato di immigrazione clandestina?

  4. Armando Stavole ha detto:

    Alla Germania che sfotte, aggiungerei la Francia, che vomita, ma dimentica di farlo a causa del suo comportamento lungo il nostro confine. A Napoli si dice: Il bue che dice cornuto all’asino.

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