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Dialogo tra il Signor A e il Signor B, da due mondi paralleli

di Roberto Ezio Pozzo, in Politica, Quotidiano, del

Supponiamo che due individui vivano in mondi paralleli. I nostri due si chiamano, rispettivamente, A e B. Vediamo come vivono i due.

A può tranquillamente avere le proprie idee politiche e manifestarle liberamente senza finire in liste di proscrizione, senza dover vivere sotto scorta, senza doversene giustificare. Il solo limite è quello fissato dalle leggi penali.

B è costretto a schierarsi ed obbligato a dichiarare da che parte stia, viene accusato d’inciviltà e d’ignoranza animalesca qualora non la pensi come chi sta al governo, rischia di essere penalmente perseguito a causa del suo pensiero.

A può contare su una maggioranza di persone solidali, civili, pronte a dargli una mano disinteressatamente, di occuparsi prevalentemente degli affari suoi, del suo lavoro, della sua famiglia, nessuno lo obbliga a salvare il mondo.

B vive circondato da persone sospettose, pronte a denunciarlo e a emarginarlo, deve prima pensare a salvare il Pianeta da sempre nuove minacce, la difesa delle sue cose e dei suoi famigliari non è riconosciuta affatto, bene se lavora, ma se non lavora meglio ancora. Ci pensa lo Stato immettendolo in una categoria sorvegliata e dotata di tessera di riconoscimento da esibire nei negozi.

A si veste come vuole, possiede l’auto che vuole, ascolta la musica che vuole, può scegliere tra un’infinità di spettacoli di ogni tipo, non ha la benché minima idea delle opinioni politiche dei suoi attori e cantanti preferiti, i quali hanno avuto successo per capacità artistitica.

B deve vestirsi come va di moda, sennò viene puntualmente trattato da sfigato, ascolta la musica di regime, sempre la stessa che gli viene propinata. Stessa cosa per cinema, teatro e televisione: tutti propongono la stessa zuppa e tutti gli artisti devono dichiarare come votano. Attenzione ad andare al concerto del cantante sbagliato: addirittura si rischia.

A vota come vuole, non è tenuto a dire come ha votato, se intende appoggiare un partito ne acquista la tessera e lo stesso per il sindacato. Può scegliere di sostenere il partito che vuole tra un’offerta assai vasta e variegata nelle minime sfumature e, almeno per qualche anno, può stare ragionevolmente certo che tali idee rimarranno coerenti con i principi fondamentali di quel partito. Esiste una destra, un centro, una sinistra. Ogni tanto, un politico di ritira, si mette ad occuparsi d’altro ed esce dalla scena.

B vota come può, deve dichiararlo ad ogni piè sospinto, non ha un sindacato che rappresenti i suoi interessi perché da decenni i sindacati non servono più a nulla. Non sa cosa e chi votare e, soprattutto, aveva magari votato un partito di opposizione e lo trova al governo assieme a quelli che stanno ai suoi antipodi. Ogni mese ri-spunta un politico ritiratosi (a parole) anni prima, destra, centro e sinistra non esistono più, con buona pace di tutti e nessuno sdegno degli elettori per chi passa da un emiciclo all’altro del Parlamento: non è vergogna ma bensì un merito.

A se ha un problema legale, va dall’avvocato, se il problema è di salute, dal medico, se è morale va dal prete. In linea di massima ciascuno parla delle cose che conosce, che ha studiato, che costituiscono l’oggetto del suo lavoro. Difficilmente capita che il medico si metta a fare l’economista oppure che l’avvocato dia pareri medici. Si fa carriera, almeno formalmente ed ufficialmente, per merito; esistono donne in gambissima che rivestono ruoli d’alto rango ma anche donne palesemente incapaci, e lo stesso vale per gli uomini. Le uniche assunzioni obbligatorie si riferiscono agli invalidi.

B è costretto a subire la lezioncina di diritto dal farmacista, quella di economia dal geometra di Cuneo, le fini dissertazioni sul diritto costituzionale dal chi ha la laurea breve e la lingua lunga. Le donne sono per definizione tutte bravissime e perciò vengono imposte nelle assunzioni con criterio tabellare, perché essere capaci ed intelligenti, evidentemente, non basta. Degli invalidi non importa più un accidente a nessuno perché sono tutti troppo occupati a proteggere sempre nuove categorie di “soggetti deboli” e poi, da quando è obbligatorio chiamare i disabili “diversamente abili”, di quale aiuto possono aver mai bisogno se abili lo sono? Appartenere, invece, ad una delle nuove categorie protette rappresenta un privilegio assoluto, e se è uno schiaffo all’art. 3 della Costituzione pazienza.

Per avere successo nella vita bisogna mettere in piazza le proprie preferenze sessuali, con un occhio di riguardo per chi lo faccia con un mai richiesto outing. Meglio ancora se si dichiarano non meglio identificate brutte vicende domestiche delle quali si sia stati vittime in verde età. Vige la parità di genere ma se si appartiene ad un genere troppo banale e scontato non va nemmeno tanto bene. Ci vuole fantasia.

A ha la scuola dell’obbligo garantita, se vuole andare avanti lo fa di sua scelta, la laurea è il massimo grado d’istruzione e sono in minoranza coloro che ce la fanno fino alla fine del percorso di studi. In linea di massima, i bambini delle elementari hanno la schiena intatta e a nessun insegnante verrebbe in mente di caricare fino a 20 kg di libri sulle loro povere schiene. Gli insegnanti, dalle maestre ai professori universitari, sono perlopiù all’altezza del loro compito, a loro non si dà del “tu” e a scuola ci si va vestiti decentemente, per imparare vere materie di studio più che a fare politica, teatro e musica moderna (meglio se etnica, quella coi tamburoni). Non è la scuola ad adeguarsi agli studenti, ma vale il principio opposto. A scuola si studia.

B avrebbe la scuola dell’obbligo garantita ma i costi di moltissimi libri, oltre ai c.d. materiali didattici (non sempre indispensabili) tracciano un bel solco tra abbienti e meno abbienti. A scuola e all’Ateneo ci si va vestiti come in spiaggia o in discoteca, ma rigorosamente con le scarpe di plastica, che fanno benissimo. Vengono inaugurate ogni anno decine di nuove facoltà, alcune delle quali tanto inutili e bislacche che nemmeno si capisce dal nome di cosa si tratti. La promozione è la condizione di default e per essere bocciati bisogna, come minimo, aver preso a randellate un professore che abbia riportato lesioni con prognosi superiore ai 20 giorni s.c. Comunque, può contare su banchi a rotelle, borraccette in alluminio ed altri gadget di gran moda. Tutta la scuola, dall’asilo all’università si adegua agli studenti e cerca di non scontentarli mai, anche perché il pletorico corpo insegnante cosa farebbe? Una laurea non la si nega proprio a nessuno. In sostanza, una laurea non serve più ad un accidente perche tutti ce l’hanno ma, avendo abolito anche il prefisso “dott.”, chi se ne accorge? Viva l’uguaglianza!

Ebbene, il Signor A ha vissuto in Italia fino, all’incirca, all’anno 1990, mentre il Signor B vive nell’Italia di oggi.

Roberto Ezio Pozzo


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