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Deficit dei diritti umani, surplus commerciale: ecco l’arma della Cina contro le economie di libero mercato

Avatar di Laura Harth, in Esteri, Quotidiano, del

“Il deficit dei diritti umani in Cina ha contribuito in larga misura al deficit commerciale dell’America con la Cina. La mancanza di diritti umani rappresenta un enorme vantaggio per la Cina nel commercio con economie di libero mercato, proprio come il sistema di schiavitù fu un vantaggio del Sud nel commercio con il Nord prima della guerra civile.”
(Jianli Yang)

A pochi giorni dal trentesimo anniversario della strage di Tiananmen, il prossimo 4 giugno, pubblichiamo integralmente il discorso tenuto da Jianli Yang, presidente di Initiatives for China e iscritto al Partito Radicale, lo scorso 11 maggio alla Lincoln/Reagan Dinner dei Repubblicani nella contea di Skagit (State of Washington, Usa).

Buona sera. Grazie a Jacquelin per la gentile presentazione. Che onore essere in vostra compagnia questa sera a questa Lincoln/Reagan Dinner. Lincoln e Reagan sono sicuramente tra i presidenti americani che ammiro di più. Sono entrambi liberatori.

Il presidente Lincoln non solo ha liberato gli schiavi ma ha salvato l’Unione. Non solo ha salvato l’Unione, ma l’ha salvata “nella purezza dei suoi principi”, cioè nei principi della democrazia, della libertà e dell’uguaglianza. Ha ridefinito il concetto di libertà.

Il 12 giugno 1987, il presidente Reagan si trovava a soli 100 metri dal Muro di Berlino e pronunciò alcune delle parole più indimenticabili della sua presidenza: “Signor Gorbachev, abbatti questo muro”. Il Muro di Berlino era un vivido simbolo della battaglia tra comunismo e democrazia che divideva Berlino, la Germania e l’intero continente europeo. La sua visione e il suo corraggio hanno aiutato il mondo libero a vincere la Guerra Fredda e sconfiggere il comunismo in Europa.

Pochi di voi sanno cosa si prova ad essere benedetti con la libertà dopo aver vissuto sotto l’oppressione del socialismo e del comunismo. Quando i veicoli militari venezuelani hanno investito una folla di civili circa due settimane fa, mi sono ricordato gli orrori dei carri armati cinesi che investivano gli studenti nel massacro di Piazza Tiananmen, il cui 30esimo anniversario commemoreremo il prossimo mese. I dittatori hanno fatto in Venezuela tutto quanto i dittatori hanno fatto in Cina. Che si tratti di socialismo con caratteristiche cinesi o caratteristiche venezuelane. I risultati sono catastrofici. E purtroppo ho una comprensione diretta di queste catastrofi.

Sono nato tre anni prima della rivoluzione culturale. In tenera età, le indicibili sofferenze che la maggior parte delle famiglie, compresa la mia, viveva per mano della dittatura comunista mi provocavano ribrezzo per il Partito comunista cinese (CCP). Tuttavia, sono stato incoraggiato ad entrare nelle file del partito con la prospettiva ideale di riformarlo dall’interno. Tutto questo è cambiato quando sono tornato dagli Stati Uniti, dove svolgevo il mio dottorato, per unirmi a migliaia dei miei compagni studenti a Pechino mentre i carri armati dell’esercito cinese attraversavano Piazza Tiananmen la mattina del 4 giugno 1989. Più fortunato della maggior parte dei miei compagni, sono riuscito a scampare al massacro e agli arresti conseguenti e sono tornato negli Stati Uniti. Mentre proseguivo i miei studi, mi sono immerso nell’avanzamento dei diritti umani e della democrazia in Cina. Agli occhi del Partito, l’ex giovane stella comunista era ormai diventato un nemico pubblico. Sono diventato persona non grata, un traditore, proibito dall’entrare nel Paese. Ma nella primavera del 2002, ho deciso di sfidare il divieto. Nel nordest della Cina industriale, migliaia di lavoratori stavano scendendo in piazza, protestando contro la miseria provocata dalle politiche di sfruttamento del governo. Percependo l’opportunità di stringere legami con attivisti di base, sono entrato in Cina usando un passaporto preso in prestito e una carta d’identità falsificata.

Per due settimane ho incontrato lavoratori edili sfruttati, agricoltori espropriati e lavoratori in sciopero, documentando le loro rimostranze e le condizioni della loro vita e aiutandole con strategie di lotta nonviolenta. Ma mentre tentavo di scivolare fuori dalla Cina attraverso il confine birmano, è stato individuato il mio falso documento d’identità e mi sono ritrovato nelle mani della polizia di sicurezza.

Sono stato detenuto per cinque anni. Molti di quegli anni trascorsi in isolamento. Le mie condizioni mentali si deteriorarono sotto un interminabile isolamento, ripetuti interrogatori e continue torture psichologiche e fisiche. Ho pregato e pregato Dio per capire quale fosse il suo piano per me e per trovare la forza spirituale di sostenermi. Facevo ricorso alla composizione di poesie nella mia testa e ad affidarle alla memoria come mezzo per mantenere la mia sanità mentale. Avvicinandomi a una crisi mentale, ho afferrato le mie più intime risorse di credo, immaginazione e volontà per respingere la pazzia e trovare una ragione per vivere. “Ho sbagliato?”, mi sono chiesto con una punta di rimpianto. Ma ho ripetuto un esperimento mentale: immaginandomi di prendere in mano una copia della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, scegliere arbitrariamente qualcuno sulle strade cinesi, mostrargli il documento, e chiedergli se volesse i diritti elencati lì. Qualcuno direbbe “No”? Ovviamente no. Nessuno vuole essere schiavo. A questo proposito, il popolo cinese non è diverso da qualsiasi altra persona al mondo. La sete di libertà e dignità è davvero universale. Ho tratto forza e ispirazione da questo fatto primordiale.

Ho anche pensato ai miei fratelli e le mie sorelle caduti in Piazza Tiananmen. Mi sono rassicurato che la libertà non è gratuita. La libertà deve essere guadagnata. Non era gratuita per coloro che l’hanno pagata con le loro vite. Non è certamente gratuita per quelli di noi che, pur essendo benedetti dalle nostre vite, devono ancora completare la missione per la quale questi coraggiosi studenti hanno dato la vita e la libertà. Non devo arrendermi!

Per farla breve, nel 2007, grazie allo schiacciante sostegno da parte dell’America e della comunità internazionale, sono stato liberato, tornato negli Stati Uniti e mi sono impgenato a pieno nella promozione dei diritti umani e della democrazia in Cina.

Dopo Tiananmen, amici americani ci hanno chiesto: “Sì, crediamo nell’universalità della democrazia e la libertà, ma a parte questo, perché dovremmo preoccuparci se, e con quale velocità, la Cina diventa democratica?” La mia risposta è stata semplice:

“Se la Cina è autorizzata a continuare il suo percorso di crescita economica e militare sotto una dittatura a partito unico, rappresenterà una seria minaccia per la sicurezza e l’interesse economico dell’America e persino il suo stile di vita molto democratico.”

Purtroppo, quello che ho detto quasi 30 anni fa è diventato realtà oggi.

La Cina ha intrapreso una guerra economica contro le democrazie industriali da quando l’America gli ha permesso un normale status commerciale. E ora la Cina è emersa come la più grande minaccia economica e di sicurezza nazionale che gli Stati Uniti abbiano mai affrontato. L’America ha il più grande deficit commerciale con la Cina, 350 miliardi di dollari annui. Non dobbiamo dimenticare che il deficit dei diritti umani in Cina ha contribuito in larga misura al deficit commerciale dell’America con la Cina. La mancanza di diritti umani rappresenta un enorme vantaggio per la Cina nel commercio con economie di libero mercato, proprio come il sistema di schiavitù fu un vantaggio del Sud nel commercio con il Nord prima della guerra civile.

La Cina serve come modello per dittatori e giunte. Infatti, è già un modello per e uno dei principali sostenitori di questi regimi. Scegli un dittatore a caso in qualsiasi parte del mondo, dalla Corea del Nord al Venezuela, da Cuba all’Iran, e quasi certamente scoprirai che il CCP lo sta sostenendo.

Oggi negli Stati Uniti, il CCP sfrutta la nostra libertà e democrazia per consolidare la sua posizione in patria. Esso, o i suoi surrogati, hanno ampio accesso alle nostre università, think tanks e ai media attraverso i quali possono avanzare le loro opinioni e razionalizzare le loro azioni.

Il governo cinese ha cooptato numerosi uomini d’affari e accademici americani offrendo loro l’opportunità di affari favorevoli e ogni sorta di privilegi; a loro volta, servono gli scopi e gli interessi del governo cinese in America come lobbisti per politiche favorevoli nei confronti della Cina.

E non distraetevi, l’espansione del potere militare cinese è un altro sviluppo significativo e allarmante. Nel corso degli ultimi decenni, il bilancio della difesa cinese è aumentato molto più rapidamente del suo Pil. L’Esercito di Liberazione Popolare cinese sta acquisendo più che sufficiente potere per intimidire i paesi dell’Asia orientale, alcuni dei quali alleati dell’America.

L’aumento delle tariffe del presidente Trump sulle importazioni dalla Cina di ieri dimostra la gravità di queste minacce. In effetti, il presidente Trump ha compiuto il tanto atteso spostamento a destra nella politica statunitense verso la Cina, cominciando a trattare la Cina per quello che è.

Ma vorrei ricordare: l’accordo commerciale in corso di negoziazione non è qualcosa tra due sistemi simili che cercano legami più stretti. Piiuttosto, questo è uno scontro fondamentale tra due modelli economici radicalmente diversi che sono profondamente radicati in valori e credenze differenti e persino in conflitto. In parole povere: alla fine non si tratta di soldi ma di valori. Gli Stati Uniti sono stati costruiti sulla base di valori. Dalla Convenzione di Mayflower alla Dichiarazione di Indipendenza.

Dall’Assemblea costituente al discorso di Gettysburg di Lincoln fino al “Tear down this wall” di Reagan, gli Stati Uniti d’America sono stati guidati da ideali e fede in ogni fase del cammino. Le qualità idealistiche non solo hanno assicurato stabilità e prosperità a livello nazionale, ma hanno anche ispirato la creatività e il potenziale degli americani a livello individuale. Se l’idealismo e la credenza nei valori americani venisse meno, gli Stati Uniti perderebbero la loro anima, la forza motrice fondamentale che ha reso grande l’America in primo luogo.

Gli Stati Uniti hanno affrontato molte crisi nella storia: la Guerra Civile, la Seconda Guerra Mondiale, gli attacchi terroristici dell’11 settembre, ecc. Ogni volta, gli Stati Uniti hanno trasformato la crisi in opportunità di crescità nazionale straordinaria. Perché le crisi diventano una forza trainante per la crescita? Qual è il segreto americano? Credo che il segreto risieda nell’idealismo democratico e nei valori cari all’America.

Quel che Trump deve affrontare ora è certamente molto diverso da quanto affrontato da Lincoln allora. Tuttavia, se propongo un parallello forse non perfetto tra la dinamica “Nord-Sud” di Lincoln e la dinamica “America-Cina”, il mio messaggio è abbastanza significativo.

Ecco un caso di studio interessante. All’inizio del XIX secolo, il sistema di schiavitù nel Sud era in declino. Tuttavia, quando le piantagioni di cotone iniziarono ad espandersi, ci fu un’impennata nel traffico di schiavi. Nel giro di 30 anni, il Sud ha accumulato un’enorme richezza grazie al mercato libero del cotone nel Nord e al costo del lavoro estremamente basso nel Sud (la schiavitù, altro deficit dei diritti umani se vuoi). Di conseguenza, i proprietari di schiavi nel Sud svilupparono una “confidenza sistematica” nella schiavitù.

Nei primi anni ’90, la disintegrazione dell’Unione Sovietica e il massacro di Tiananmen portarono quasi al collasso dell’ideologia comunista. Il mondo intero ha creduto ottimisticamente nella fine della storia (comunista). Però, nel giro di 30 anni, la Cina ha rapidamente aumentato la propria economia sfruttando ampiamente il deficit dei diritti umani e il libero mercato americano. Il CCP non solo ha stabilizzato il suo governo, ma è diventato sempre più aggressivo nei suoi sforzi per essere il potere egemonico globale.

Duecento anni fa, il basso livello interno dei diritti umani e il libero mercato esterno hanno rafforzato la forza e la fiducia dei proprietari di schiavi. Allo stesso modo, negli ultimi trent’anni, il basso livello interno dei diritti umani e il libero mercato esterno hanno rafforzato la forza e la fiducia del regime autoritario del CCP.

Lincoln aveva una scelta: chiudere il mercato del Nord al Sud senza preoccuparsi del suo sistema di schiavitù o terminare il sistema di schiavitù stesso. Sappiamo tutti cosa ha scelto Lincoln.

Trattando con un regime autoritario come la Cina, il presidente Trump seguirà le orme del presidente Lincoln con il Sud e del presidente Reagan con l’Unione Sovietica?

Per concludere voglio condividere una storia vera con voi. Un giovane prigioniero detenuto nella mia stessa prigione, era stato condannato alla pena di morte per aver rubato un paio di motocicli. La notte prima della sua esecuzione, disse agli altri detenuti: “Se ci fosse la possibilità di una prossima vita, vorrei rinascere. Ma rifiuterò di rinascere se vedrò la bandiera comunista cinese. Accetterò solo se vedo le Stars and Stripes.”

Cari amici, ecco dove risiede la grandezza dell’America. Per renderla nuovamente grande, il presidente Trump e il popolo americano non hanno che da seguire gli esempi brillanti di Lincoln e Reagan.

Grazie.

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Laura Harth


2 risposte a “Deficit dei diritti umani, surplus commerciale: ecco l’arma della Cina contro le economie di libero mercato”

  1. Avatar Giulio ha detto:

    Bellissimo discorso.
    Ci sono troppi filo-regime cinese in Italia, anzi anti-americani.

  2. Avatar Roberto Giuliano ha detto:

    CONFONDERE IL SOCIALISMO CON IL COMUNISMO è funzionale a legittimare la sinistra comunista

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