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Davvero il prossimo Quirinale sarà eletto da gilet gialli e cinesi?

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Un anno fa, Mattarella lasció intendere che i grillini potessero essere normalizzati. Ma sotto la grisaglia fa nuovamente capolino il gilet giallo. Non manca molto alle elezioni del prossimo capo dello Stato, e Di Maio fa balenare una nuova investitura per Mattarella

A chi gli rinfaccia l’insostenibilità dell’attuale assetto politico, Sergio Mattarella fa invariabilmente rispondere dai suoi avatar quirinalisti che non esiste un’alternativa concreta né a Conte né alla maggioranza che lo sostiene in Parlamento. Eppure, per quanto ingarbugliato, il tema richiede soluzione. Ecco perché.

Prima di tutto, a giudicare da quanto poco frequentemente viene chiamato in causa il Parlamento, si direbbe che lo stesso Conte non disponga più di una maggioranza. I negoziati a Bruxelles di questi giorni hanno riportato al pettine il nodo dell’euro-iconoclastia grillina. Sotto la grisaglia, fa nuovamente capolino il gilet giallo. Né Conte, né Mattarella, fautori della “normalizzazione” del Movimento 5 Stelle, danno segno di essere allegri. Nemmeno stupiscono le avances, fattesi alquanto scoperte, dello stesso Conte nei confronti di Forza Italia.

In secondo luogo, la maggioranza giallo-rossa dà segno di discostarsi dal tradizionale atlantismo italiano. Più che la tradizionale “portaerei immobile” della Nato nel Mediterraneo, l’Italia si presenta ora come una penisola eurasiatica. Il grillino Di Battista gongola per la politica estera pro-Cina di Luigi Di Maio, certo che la vicinanza a Pechino potrà darci un peso maggiore all’interno della Ue. Già ora, messaggeri cinesi scorrazzano disinvoltamente su e giù per l’Italia e dominano giornali e tv. Presentata come un’isola di civiltà circondata da una schiumeggiante marea di barbari, la maggioranza giallo-rossa si pone in vistosa controtendenza rispetto alle alleanze internazionali del nostro Paese.

Mattarella non è figlio di questo Parlamento, ma ciò non gli può valere come attenuante. A breve sarà chiamato a valutazioni molto importanti, che investono il prossimo mandato presidenziale. La principale riguarda la maggioranza che eleggerà il prossimo presidente. Il tema è ormai all’ordine del giorno. È un fatto, ad esempio, che Di Maio stia da tempo cercando un sostegno da parte del Quirinale. Anche nell’intervista ad Avvenire di alcuni giorni fa, Di Maio ha elogiato Mattarella come simbolo nazionale e punto di riferimento nei rapporti internazionali. Di Maio non ha poi escluso l’idea di offrire a Mattarella la nomina a presidente alla fine del suo mandato. La premessa di Di Maio è senz’altro corretta: come capo dello Stato, Mattarella è il garante dei trattati internazionali. Ma la conclusione è micidiale, e per Mattarella rischia di essere addirittura imbarazzante: davvero i Principi Elettori del prossimo Quirinale saranno gilet gialli e cinesi?

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Francesco Galietti


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