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Da trent’anni gli stessi metodi per eliminare gli avversari, ma il Paese è sfiancato e il giochino mostra la corda

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E a conclusione di un’altra inquietante fine di luglio, all’uscita da un Senato ormai semideserto, che ha condannato a un processo politico il leader con maggiori consensi dell’opposizione di centrodestra, Matteo Salvini, non può non tornare in mente al cronista il vivido ricordo di un primo agosto di sette anni fa. “Condanna Mediaset” che fece poi decadere, con metodi ancora tutti da verificare, Silvio Berlusconi da senatore. La sensazione è la stessa, ma l’Italia in questi sette anni è profondamente cambiata. E però, se Matteo Renzi allora, frettolosamente, alla luce dei fatti che ne seguirono, disse “game over”, stavolta l’impressione è quella di una maggioranza giallo-rosso-rosa fortemente in affanno. In affanno contro il “nemico” di turno, da eliminare, secondo un copione inaugurato con Bettino Craxi e proseguito con Berlusconi, per via giudiziaria.

Il segretario della Lega Salvini viene mandato a processo, e con lui la politica, ovvero un atto del potere esecutivo, condiviso da tutto quell’esecutivo del Conte 1, a cominciare dal primo ministro, rimasto lo stesso a guidare l’attuale governo. E però lui, e solo lui mandano a processo dopo averne in toto condiviso le politiche dei “porti chiusi” all’immigrazione incontrollata che oggi, in tempi di post-Covid, sta di fatto provocando una nuova emergenza per la quale si proroga lo stato di emergenza. Insomma, sembra che questo governo se la canti e se la suoni, sulla pelle di un Paese piegato da una gravissima crisi economica dopo i mesi di lockdown. Ci sono solo 8 voti di scarto (149 contro 141) tra chi manda a processo l’ex ministro dell’interno ed ex vicepremier e chi continua pervicacemente a seguire copioni ormai trentennali di una sinistra che non ha mai accettato l’alternanza, ovvero il succo della democrazia. Perché questo è il vero punto politico. Ovvero, quella sinistra, che, come ha scritto Daniele Meloni per Atlantico Quotidiano, si erge ogni volta a una sorta di “comitato per la salute pubblica”, pur di andare e restare al potere. E questo da Craxi a Berlusconi infine a Salvini. E chi vivrà vedrà.

E però il gioco ora ha mostrato la corda. Siamo ormai al raschiamento del barile: solo 8 voti di scarto. Tra lo stato di diritto, tra il primato della politica e i metodi dei soliti noti. Faceva un po’ impressione alla cronista, che pur ne ha viste tante, vedere aggirarsi per il Senato certe facce, ancora e sempre le stesse, di quei giorni drammatici della decadenza del Cav. Quando fu usata un’interpretazione retroattiva della legge Severino e persino l’abolizione del voto segreto, stravolgendo di fatto una consuetudine applicativa del regolamento del Senato. Allora, trionfanti, dissero “game over”. La sera del 30 luglio del 2020, invece, un tombale silenzio avvolgeva Palazzo Madama. La scena dell’abbraccio in aula tra il leader della Lega e la senatrice di Forza Italia, Stefania Craxi, vicepresidente della Commissione affari esteri di Palazzo Madama, rende plasticamente ancora più evidente il “film” della persecuzione giudiziaria che in questo Paese la sinistra “proietta” da trent’anni per cercare di sbarazzarsi degli avversari politici e di chiunque ostacoli i suoi piani. Di potere. In un Paese ormai sfiancato da metodi che fanno di una certa sinistra un vero problema per la democrazia. Altro che “sovranisti”…

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Paola Sacchi


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