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Da Mattarella non pervenuto stavolta l’invito ad “abbassare i toni”. Anzi…

di Roberto Ezio Pozzo, in Politica, Quotidiano, del

Nei (felici) anni ‘70 si ascoltavano alla radio le temperature rilevate negli aeroporti italiani. Capitava, talvolta, che alla voce “Trapani Birgi” o “Udine Campoformido” venisse accoppiato un imbarazzante: “Non pervenuta”. Altrettanto accade oggi per il presidente Mattarella alla voce “invito ad abbassare i toni”: non pervenuto. Del mantra presidenziale ad abbassare i toni, rivolto equamente a tutte le parti politiche, che ci ha accompagnato negli ultimi anni per un’infinità di casi, sembra ne dovremo fare a meno nella fattispecie della contrapposizione tra favorevoli o contrari ai vaccini oppure tra favorevoli o contrari all’uso obbligatorio del Green Pass.

Tace il presidente, tacciono i liberal d’accatto, tacciono persino le sensibilissime coscienze dei seguaci della colossale fesseria del “Io non approvo ciò che dici, ma darei la vita perché tu possa dirla”. In realtà, siamo dei vigliacchetti, incapaci ormai di pensarla ciascuno con la propria testa, sempre in cerca di una giustificazione corale quando si sia detta una cazzata, eternamente desiderosi di uno schemino facile facile, meglio se televisivo e in formato Power Point, che ci spieghi per bene ciò di cui dovremmo convincere al prossimo. Non sia mai che qualcuno possa ammettere di non essersi ancora fatto un’opinione definita sul problema dei vaccini e men che mai accada che si preferisca non dare consigli a parenti e amici sulla loro salute!

E poi, diciamolo francamente, anche dell’altra celebre banalità, attribuita a M.L. King, per cui “La mia libertà finisce esattamente dove inizia la tua” ne abbiamo piene le tasche. Ma ce lo vogliamo mettere nella zucca che rifugiarsi nei luoghi comuni quando ci venga (addirittura) imposto di esprimere la nostra opinione su materie che non conosciamo affatto è una prova di assoluta stupidità? Ma perché mai dovrebbe venirci imposto di dire la nostra pubblicamente, con tanto di distintivo di riconoscimento? E dove sta scritto nella “Costituzione-più-bella-del-mondo” che ci possa venire imposto non soltanto di dichiarare pubblicamente come la si pensi su questo o su quello? Sul fatto, poi, che ci si possa imporre un trattamento sanitario obbligatorio, pur ricordando le dettagliate e stringenti regole del T.S.O., lascio la questione ai costituzionalisti, categoria alla quale non appartengo e prova ne sia che ho ancora qualche amico che gradisce la mia presenza.

Avrete capito che non sto addentrandomi nel gorgo rappresentato dall’aspetto scientifico dei vaccini anti-Covid, rivendicando con l’orgoglio dei “rari nantes” che sopravvivono al “gurgite vasto”, la mia crassa ignoranza in materia. Sto, invece, parlando di questa corsa allo schieramento che anche la più alta carica dello Stato contribuisce a realizzare. Raramente, nella storia, ad una popolazione intera è stato imposto di manifestare pubblicamente come la pensino su questo o su quello e credo di non dire una sciocchezza affermando che il voto a scrutinio segreto sia generalmente considerato come espressione di libertà d’opinione.

Ma cosa accade oggi, proprio da noi che ci consideriamo le nutrici del diritto? Dobbiamo sciorinare la nostra opinione (per il 90 per cento dei casi del tutto improvvisata e non supportatala da solide basi di studio ed approfondimento individuale) perché non ci viene permesso di avere ancora dei dubbi su qualcosa che non soltanto ci viene imposto ma che addirittura pone ufficialmente nella categoria degli incivili ed irresponsabili gaglioffi coloro che ritengono non sia corretta tale imposizione. Alla stessa categoria dei pericolosi sovversivi vengono ascritti, magari ad opera di una costituzionalmente inesistente “cabina di regia”, non soltanto quelli che ritengano che il vaccino sia inutile e/o pericoloso per la propria incolumità, ma, addirittura, coloro che non si siano ancora fatti un’idea precisa se sia bene vaccinarsi o meno. Non mi pare questione da nulla, almeno in una democrazia rappresentativa come la nostra, ed altrettanto rilevanti sono le conseguenze a livello normativo per il futuro nostro e dei nostri figli.

Se ammettiamo la sola esistenza (altro che che la sua idoneità a formare le leggi!) delle “cabine di regia” siamo arrivati alla frutta, anzi al caffè, all’ammazza-caffè! Quale cabina ci potrà imporre domani altre limitazioni di libertà individuale? Lasciamo le cabine agli stabilimenti balneari o alla pubblica telefonia e torniamo all’abc delle regole democratiche, quelle che fissano i limiti al potere esecutivo, le norme che il potere legislativo deve osservare ed i principi ai quali il potere giurisdizionale deve attenersi.

La pericolosa deriva di un esecutivo ondivago ed approssimativo che pretende di normare alla faccia del Parlamento nella stragrande maggioranza dei casi è l’esatto contrario di ciò che proprio gli stessi politici, tutti protesi ad impedire che uno stramorto ed irrealizzabile fascismo possa tornare in Italia vietando a pochi, irrilevanti, esaltati di esporre simboletti vari e patetici slogan, stanno, invece, pericolosamente razzolando in un terreno davvero pericoloso, quello del reato d’opinione, delle liste di proscrizione, dei licenziamenti forzati, per non parlare delle leggi-flash che hanno sorvolato Montecitorio e Palazzo Madama in un sol balzo.

Ma come, proprio in Italia, ossia nella nazione nella quale da decenni siamo ancora in attesa di una precisa e cogente norma di legge che intervenga sui danni enormi derivati dalle catastrofi del passato e proprio nel Paese in cui l’intera vicenda del Ponte Morandi non abbia ancora prodotto una norma di legge invalicabile che impedisca che un tale sconcio possa ripetersi in futuro, in quattro e quattr’otto imponiamo a tutti (infanti compresi) di sottoporsi obbligatoriamente ad una serie di somministrazioni (ancora indefinita nel numero) di nemmeno si sa quale tra i vari vaccini sperimentali attuali e futuri? Qualcosa non torna.

Ma, nel frattempo, tacciono le voci dei pretesi custodi della libertà di scelta, di opinione, di libero movimento indisturbato; quelli, per intenderci, che hanno fatto una bandiera politica della tolleranza, equidistanza, rispetto per gli avversari politici. Tutte frottole, come al solito. Spiace ammetterlo, ma, oggi più che mai, l’irriverente e disilluso pensiero della (ormai pensionata, se non già defunta) “casalinga di Voghera” è comprensibile e più che giustificabile. Stiano ben attenti i politici (tutti) che prevedono di far man bassa di voti quando, a Dio piacendo, prima o poi si tornerà alle urne.

Che non accada come nel film di Carlo Verdone, nella scena finale, dove il ragazzotto romano che arriva a votare dalla Germania, dopo ogni sorta di vicissitudine e dopo essere stato muto per tutto il film, alla fine, proprio nel momento di votare, improvvisamente ritrova la parola e manda tutti a quel paese. Quello si meriterebbero, anche se il prezzo lo pagheremmo soprattutto noi, come sempre. Nel frattempo, l’ormai tradizionale invito del Colle ad abbassare i toni in questo conflitto a bassa intensità tra italiani non perviene. Come la temperatura di Trapani Birgi, cinquant’anni fa.

Roberto Ezio Pozzo


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