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Christchurch: il doppio standard dei media e la difesa della libertà di culto, ovunque minacciata

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La libertà di culto rappresenta il principio cardine su cui le forme di governo occidentali, liberali, aperte e laiche hanno edificato le proprie fondamenta. Un principio saldo ed indiscusso come pochi. Fa un certo effetto osservare le immagini estrapolate dal video dell’attentato compiuto per mano di un folle alla moschea di Christchurch. Nessuno avrebbe mai pensato che il germe della violenza e del fanatismo potesse nascere proprio in uno dei paesi più tranquilli e pacifici al mondo. Puntuali come sempre, i mainstream media non hanno esitato a propinare analisi a dir poco faziose e strumentali. Non sono mancate neppure la solita retorica sul possesso delle armi, l’accusa sciocca volta demonizzare i videogame sparatutto o l’analisi sulle implicazioni che la violenza videogiocata avrebbe sulla psiche dei ragazzi.

Ben peggiore però è stata la solerzia con cui una larga fetta di stampa si è attivata nella ricerca di fantomatici “mandanti morali”.  “Mandante morale”, due parole subdole, eterodirette che colpiscono l’altra parte senza però accusarla di complicità. Termini che deresponsabilizzano l’accusatore e al tempo stesso mostrificano l’accusato. Immediato il collegamento tra il manifesto dell’attentatore e le parole pronunciate dai leader europei, in particolar modo Orbán e Le Pen ma anche Salvini. Leader sensibili, ormai da anni, al problema del radicalismo islamico, o della difficile commistione tra culture diversissime.
Eppure, persi nella ricerca di vecchi discorsi da contestualizzare ai recenti accadimenti, pochi si sono interrogati seriamente sul perché il sangue fluito in Nuova Zelanda generi in noi così tanto ribrezzo rispetto al sangue che con maggiore assiduità continua a scorrere in Medio Oriente, nelle chiese costantemente violate, in Africa per mano degli estremisti del Boko Haram. Derubricare il gesto spietato compiuto ai danni dei quarantanove fedeli è  pericoloso, far finta che la sparizione naturale dei cristiani in Medio Oriente o le stragi degli estremisti islamici in Nigeria non esistano, vuol dire partecipare allo stesso gioco del suprematista, ovvero rendere la libertà – nello specifico la libertà  di culto – un concetto vacuo, amorfo, manipolabile a seconda dei diversi sistemi di governo o di pensiero, tutt’altro che globale.

Essere nati in Occidente non è una colpa, non dobbiamo redimerci da nessun peccato originale, tantomeno aspettare una sparatoria per fare “j’accuse” e accettare un multicultarismo spento, mossi dal solo fatto che in questi giorni si è avuto modo di conoscere la faccia opposta e macabra della visione conciliante e multiculturale, il fanatismo dei bianchi che desidererebbero vivere in una società chiusa al mutare del mondo. Cristchurch insegna soltanto che bisogna continuare a lottare in ogni dove per difendere il diritto ad esser liberi.

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Gianmarco Cimorelli


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