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Con Notre Dame brucia la nostra civiltà: metafora del declino, ma anche scintilla del possibile risveglio

Federico Punzi di Federico Punzi, in Cultura, Quotidiano, del

Nel momento in cui scriviamo gli eroici vigili del fuoco francesi stanno lottando per salvare almeno la struttura perimetrale in pietra della cattedrale di Notre Dame, consumata dalle fiamme divampate in meno di mezz’ora ieri nel tardo pomeriggio. Mentre centinaia di persone si sono riunite in preghiera nelle piazze circostanti, dalle ultime notizie pare che ci siano riusciti. “La struttura è nel suo complesso salva, non collasserà. Bruciati i due terzi della copertura del tetto”, ha dichiarato il comando dei Vigili del fuoco di Parigi. Ma ancora non abbiamo la certezza di cosa ci si presenterà davanti quando ci sveglieremo domani mattina. Sono già persi i magnifici rosoni e la guglia e preghiamo per le volte.

È in ogni caso molto probabile che la nostra generazione non riuscirà a rivedere Notre Dame in tutto il suo splendore. Un’autentica meraviglia dell’uma… della civiltà occidentale.

Naturalmente è ancora presto per discutere delle cause, ci aspettano probabilmente settimane di indagini e c’è la possibilità che non avremo mai la certezza di cosa sia realmente accaduto. Incidente? Dolo? Probabile che nelle prossime ore sui media mainstream si faccia ricorso a tutta l’ipocrisia di scorta per eludere la questione, ma è inutile girarci intorno o peggio vergognarci: il pensiero di molti è andato a un attacco di matrice jihadista.

Molti ci accuseranno di dietrologia e cospirazionismo, ma il nostro è solo un semplice sospetto, un dubbio atroce alimentato purtroppo dai fatti, che temiamo non sarà mai del tutto fugato. Fatti non risalenti chissà a quando, ma di ieri, riportati dal Times e da altri giornali – non da tutti e nemmeno da molti, purtroppo.

Gli attacchi alle chiese francesi si contano a centinaia. Solo nel 2018 ne sono state vandalizzate 875, secondo le cifre diffuse dalla polizia francese (oltre mille stando a quanto riporta il Gatestone Institute, +17 per cento rispetto al 2017), e si contano 47 attacchi, anche incendiari, nel solo mese di febbraio di quest’anno. Il 17 marzo scorso un incendio, doloso, ha colpito proprio a Parigi la chiesa di St. Sulpice.

Dunque, le spiegazioni sulle cause del rogo di Notre Dame, divampato così rapidamente, e da subito così esteso, tanto da farci vivere per decine di minuti la frustrazione dell’impotenza umana, dovranno essere molto molto convincenti… Può darsi, certo, che in questo caso si sia trattato di una tragica fatalità, anche se la coincidenza con la Settimana Santa che precede la Pasqua cristiana non aiuta a scacciare dalla mente l’ipotesi più inquietante. Certezze non ne abbiamo se non una, occorre essere realistici: nei tempi in cui viviamo, e alla luce dei fatti che magari non occupano le prime pagine e le aperture dei telegiornali, ma sono ben presenti nelle teste e nei discorsi delle persone, la gran parte dell’opinione pubblica non si accontenterà di verità posticce. E le autorità francesi, ma non solo, dovranno fin da subito esserne consapevoli e comportarsi di conseguenza.

Quale sarà l’impatto politico e culturale di lungo periodo, superate le manifestazioni emotive delle prime ore, dell’immane distruzione di storia, arte e cultura di Notre Dame? Cosa resterà nel nostro immaginario collettivo di europei e occidentali? Forse è troppo presto per dirlo e molto dipenderà, appunto, dalle cause. Qualcuno ha già azzardato un paragone con l’11 settembre. Un 11 settembre europeo. Ovvio che il paragone sarebbe calzante, inevitabile, se dovesse essere accertato un dolo di matrice islamica. Ma come non pensare alle torri gemelle di New York guardando le due torri della cattedrale minacciate dalle fiamme che, per fortuna, sembrano aver resistito?

Le immagini di Notre Dame divorata dalle fiamme ci trasmettono un senso di perdita e al tempo stesso di nostalgia. Qualcosa a metà tra oscuro presagio e monito, all’indirizzo di un continente quasi scristianizzato e in via di islamizzazione, che sembra arrivarci da un Medioevo troppo spesso ridotto a caricatura e usato come clava nella battaglia politica odierna. La guglia che precipita nel rogo come sinistra metafora del declino, se non del vero e proprio collasso di una civiltà, quella occidentale, che da troppo tempo sta indugiando nella vergogna di sé, nei sensi di colpa e nel ripudiare le sue radici e i suoi valori. Insieme a Notre Dame la sensazione è che stia andando in fumo anche il nostro patrimonio religioso e culturale più profondo. Forse le immagini di queste fiamme, a prescindere da quale sia l’origine, possono avere l’effetto di scuoterci, di suscitare un risveglio dell’identità europea e sì – lo dico da laico e agnostico – anche della cristianità, a cui l’Occidente deve molto, troppo, per farne a meno così a cuor leggero. “Il Signore opera per vie misteriose”, immagino direbbero i credenti.

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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