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Con il suo sì a Draghi, la Lega rovina i piani dei giallo-rossi

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L’incubo dei giallo-rossi si è avverato: trovarsi a governare insieme a Matteo Salvini. Il sì della Lega a Mario Draghi ha allargato i confini della maggioranza e creato non pochi imbarazzi a Pd e Movimento 5 Stelle, che ora si trovano di fronte un paio di problemi non da poco: come stare al governo insieme ai “sovranisti” e, soprattutto, come spiegarlo.

La soluzione ideale per il centrosinistra sarebbe stata quella di ampliare la maggioranza a sostegno dell’ultimo governo, formare un nuovo Esecutivo a trazione europeista e, eventualmente, presentare l’ex numero uno della Bce come candidato premier di un centrosinistra unito nel 2023. 

La presenza ingombrante della Lega ha sconvolto i piani di chi si illudeva di poter semplicemente sostituire Conte con Draghi. Una volta sedute al tavolo tutte o quasi le forze politiche, sarà evidente come i voti di Matteo Salvini risulteranno essere più rilevanti di quelli di Nicola Zingaretti. Il centrodestra (escluso Fratelli d’Italia) può contare su un totale di 115 senatori (63 della Lega e 52 di Forza Italia) rispetto ai 35 del solo Partito democratico. Insomma, sulla carta non c’è storia. La direzione politica di un plausibile governo Draghi non potrà essere eccessivamente spostata a sinistra, SuperMario dovrà tenere presenti le sensibilità del centrodestra, per esempio sul fisco.

Ovviamente i nodi da sciogliere sono ancora molti, ma intanto possiamo festeggiare per un duplice motivo: da una parte non rivedremo più l’”avvocato del popolo” a Palazzo Chigi, dall’altra è stata accolta la formula di un “War Cabinet” di unità nazionale, soluzione ventilata da alcuni giornali e opinionisti sin dall’inizio della pandemia. Meglio tardi che mai.

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Matteo Milanesi


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