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Colpevole perché maschio: la nuova trovata della Murgia va presa sul serio (purtroppo)

Avatar di Martino Loiacono, in Politica, Quotidiano, del

Michela Murgia “colpisce” ancora. Dopo la mirabolante invenzione del fascistometro, strumento imprescindibile per gli storici del futuro, la scrittrice, in un lungo post su Facebook, ha paragonato gli uomini ai figli dei boss mafiosi (“nascere maschi in un sistema patriarcale e maschilista è un po’ come essere figli maschi di un boss mafioso”).

Prima di addentrarci nell’analisi del pensiero murgiano è necessario fare una premessa importante. Uscite come questa vanno prese sul serio. Certo, possono far sorridere o suscitare indignazione ma devono essere analizzate con la massima attenzione perché non sono più un fenomeno isolato. Tutt’altro. Sono visioni della società sempre più diffuse, che si stanno facendo largo nel mondo occidentale grazie alla pervasività del politicamente corretto e alla sua dinamica polarizzante e discriminatrice. O si accetta un certo furore ideologico o si rischia, come in questo caso, di passare per retrogradi maschilisti.

Questa è la logica che regola il post della Murgia. Partendo da una premessa forte ma non documentata, per cui la società si fonderebbe su un sistema patriarcale e maschilista, l’intellettuale progressista ha dato vita ad una lunga similitudine, basata sull’omertà, tra il figlio del boss mafioso e il maschio. Grazie a questo artificio retorico ha provato a dimostrare che l’uomo in quanto maschio deve espiare una colpa innata. Deve pentirsi, cioè, dell’essere nato maschio dal momento che alcuni uomini commettono violenza sulle donne. Non basta criticare questi gesti infami e prenderne con forza le distanze. Serve un’espiazione collettiva di genere perché gli uomini sono potenziali colpevoli: “Nel maschilismo, si nasce già immischiati. Nessuno è innocente se crede di dover rispondere solo di sé.’’ Se dopo un gesto violento tutti gli uomini non provano un senso di colpa generalizzato derivante dal loro essere maschi, diventano conniventi. Criticare la violenza in quanto tale non è sufficiente. La colpa da fatto individuale deve estendersi a tutti gli uomini, in una sorta di peccato originale di genere.

Grazie a questa trovata la Murgia ha compiuto un altro capolavoro. Con un post su Facebook è riuscita a sintetizzare gli elementi deteriori del femminismo più radicale, dimostrando quanto questo approccio nuoccia alle sacrosante battaglie delle donne. Quel che traspare non è la tutela e la promozione dei diritti femminili ma la criminalizzazione dell’uomo in quanto maschio. Non un approccio costruttivo per capire come sradicare la violenza sulle donne ma un attacco frontale a tutto il genere maschile. In confronto il fascistometro era un giochino simpatico.

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Martino Loiacono


8 risposte a “Colpevole perché maschio: la nuova trovata della Murgia va presa sul serio (purtroppo)”

  1. Avatar Davide Stasi ha detto:

    Sacrosanto ma… la reazione maschile dov’è?
    Esiste un blocco, una cappa di cemento armato di editoria, media e politica su ogni possibile risposta organizzata a questi estremismi. Che, sostenuti da organizzazioni ben foraggiate, sono già dentro alla logica dello “Stato nello Stato”. Vedasi il “codice rosso” di ieri. La cui filosofia di base e i cui effetti si stanno minimizzando già a partire dal disorganizzato e disperso “fronte maschile”. Per quel poco che conta e per quel poco che gli è concesso di esprimersi.

  2. Avatar Luca Bertagnolio ha detto:

    Siamo alle solite. Collettivismo contro individualismo, in salsa gender.

    Qui non e’ una questione di uomini contro donne. Qui e’ una questione di considerare degli individui come tutti uguali, fatti tutto con lo stesso stampino, in questo caso quello maschile, e di pensare che siano tutti uguali nei loro comportamenti.

    Ma questa non e’ una questione di sinistra contro destra.

    Questo collettivismo, la negazione dell’individuo, lo si trova uguale anche a destra. Purtroppo.

  3. Avatar Federico libero ha detto:

    Tutti gli uomini sono potenziali violenti e quindi colpevoli?
    Il parallelo con Davigo ci sta tutto, tutti colpevoli fino a prova contraria, e così si chiude il cerchio del sinistramente corretto.

  4. Avatar Dino Cofrancesco ha detto:

    Non parliamo male della Murgia e, soprattutto, Cesare Lombroso..
    Dino Cofrancesco

  5. Avatar Mr Jabbe ha detto:

    Questa chicca dei maski come mafiosi è già da tempo in forma più o meno esplicita nel repertorio della propaganda femminista https://www.youtube.com/watch?v=ndpT7NTHeq8&t=40s
    E’ una particolare variazione sul tema delle metafore: colonizzatori europei – popoli extraeuropei, nazisti – ebrei (il femminicidio è genocidio https://www.ilfattoquotidiano.it/2017/06/04/il-femminicidio-e-genocidio-il-grido-nudo-delle-donne-in-argentina/3633719/ ) , afroamericani – razzismo in USA, etc
    La sentiremo sempre più spesso questa metafora degli uomini come mafia perchè è specifica per il mercato italiano e permette di far passare retoricamente anche il concetto di “responsabilità collettiva maschile” in termini di “associazione a delinquere”.

    La vera domanda dopo aver letto le citazioni della Murgia è: in base a che cosa le donne che nascono crescono educano e vivono in quella società mafiosa ipotetica richiamata dalla Murgia non dovrebbero essere considerate le figlie di un Boss mafioso o la madre dei suoi figli?
    Perchè questo Boss dovrebbe avere solo figli maschi?

    Il Boss della Murgia, fuori di metafora non è altro che un dato sistema di valori che una popolazione, che è sempre composta da maschi e femmine, eredita dalla generazione precedente e “impone” ad altri gruppi di persone, primi fra tutti la propria prole, come accadde a loro con i propri genitori. Chiunque metta in discussione i valori della società in cui è cresciuto paga un prezzo in termini di stigma e a volte di vere e proprie sanzioni, e questo riguarda da sempre tutti non un solo sesso.
    Proprio come in un paese dominato da clan mafiosi, nelle società reali, dove diversi gruppi si fanno portatori di cambiamento o viceversa conservazione di certi costumi, le vittime come i carnefici non solo sono composti da entrambi i sessi, ma spesso i confini tra loro diventano sfumati. Figuriamoci quando invece della mafia, ossia della deriva patologica di un certo modo di vivere, abbiamo a che fare con costumi, e istituzioni “normali”.

    La dottrina femminista consiste nel considerare maschi e femmine come popoli distinti dove il primo avrebbe sottomesso l’altro attraverso la violenza (sessuale in primis) e la distruzione della sua civiltà di un mitico (ed edenico) mondo matriarcale. (femminicidio è genocidio si diceva, no?)
    Questa mitologia cade non appena ci si chiede cosa renderebbe un uomo qualsiasi, preso in una cultura qualsiasi in un tempo e luogo qualsiasi più responsabile di sua sorella e perfino di sua madre di un qualsiasi costume, uso, costrutto culturale. “patriarcato” compreso, qualsiasi sia il significato che si da a questo termine che starebbe ad indicare una universale “cultura del ***”. Se poi si chiede a una femminista di elencare le battaglie vinte dal femminismo, elencherà tra le altre cose una serie di leggi o di abrogazioni di leggi discriminanti le donne, e se si va a controllare la composizione per sesso dei governi e dei parlamenti che hanno compiuto quegli atti dentro il normale iter istituzionale (nessun golpe da parte di eserciti di amazzoni), diventa ancora più difficile inquadrarli in una “guerra tra sessi”.

    La dottrina femminista perciò, per rendersi persuasiva, ha bisogno di creare un clima poco incline al ragionamento per mistificare e mimetizzarsi continuamente attraverso metafore prese da contrapposizioni tra popoli, classi, ceti etc rimuovendo quel piccolo particolare: popoli, classi, ceti etc sono sempre formati da maschi e femmine che cercano di riprodurre sé stessi anche culturalmente nella propria prole e che si contrappongono ad altre etnie, classi, ceti etc non raramente fondendosi diventando altro, dopo un po’ di contrapposizione.

  6. Avatar Antonello Leone ha detto:

    Da sardo, posso dire due cose due:
    1) non “pensiero murgiano” ma piuttosto “demenza murgiana;
    2) La Murgia rappresenta lo 0,0001% delle donne sarde (con grande sollievo per tutte le donne)

  7. Avatar Max M ha detto:

    Probabilmente la Murgia non sa che, secondo alcuni studiosi, la mafia è nata da un fenomeno di degenerazione del matriarcato. Si legga il libro di Silvia De Lorenzo, “La grande madre mafia”, nel quale l’autrice sostiene che la cultura mafiosa sia derivata dal culto mediterraneo della Grande Madre. Il ragionamento della Murgia, oltre a essere rozzo e offensivo verso tutti gli uomini, è un clamoroso autogol da un punto di vista femminista.

  8. Avatar Italo Santopietro ha detto:

    Il fascistometro è una “cagata pazzesca” (ma dove cazzo trovano il tempo questi intellos da quattro soldi
    per scrivere simili cretinate?), ora, poichè siamo maschi, per questa frustrata siamo anche mafiosi. Chi sa cosa escogiterà ancora il suo cervello (ma ne ha uno?). Per Angela Finocchiaro siamo anche pezzi di merda e va la che vai bene. Da tener presente la compagnia che la Finocchiaro frequenta, tra tutte
    l’oca giuliva Serena Dandini. Per quanto mi riguarda rispondo a tono e metto a tacere qualche amico che ha simpatie per questi personaggi.

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