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Ciclone SpyGate: anche il capo della CIA a Roma per incontrare i vertici dei nostri servizi, mentre Durham estende la sua indagine

Federico Punzi di Federico Punzi, in Esteri, Quotidiano, Rubriche, Speciale ItalyGate, del

Il meeting tra i nostri servizi e la CIA programmato da tempo, fanno sapere fonti informate, ma era programmata da due mesi e mezzo anche la presenza del direttore Gina Haspel?

Qualsiasi cosa si siano detti i capi dei nostri servizi segreti e gli uomini del presidente Trump, l’Attorney General William Barr e il procuratore John Durham, giunti in Italia a fine settembre per raccogliere informazioni utili alla loro indagine sulle origini del Russiagate e il possibile coinvolgimento del nostro Paese (qui lo Speciale di Atlantico), pochi giorni dopo la loro visita lo stesso Durham ha deciso di ampliare la sua inchiesta: più uomini, più mezzi, sotto esame un arco temporale più esteso, secondo quanto riporta Fox News.

Non solo. Ancora non si sono placate le polemiche su questi incontri, definiti “irrituali”, ed ecco sbarcare a Roma il direttore della CIA, Gina Haspel, per un vertice tenutosi ieri mattina nella sede unitaria dell’intelligence italiana a Piazza Dante.

Le agenzie di stampa italiane hanno riportato che l’incontro sarebbe avvenuto a metà mattinata. Anche stavolta, per i nostri servizi, gli stessi protagonisti dell’incontro con Barr e Durham di fine settembre: il direttore del Dis Gennaro Vecchione e i direttori di Aise e Aisi Luciano Carta e Mario Parente. Una delle critiche avanzate nei giorni scorsi riguardava proprio la disparità di status e la diversità di ruoli tra il ministro della giustizia Usa, un politico, e i capi della nostra intelligence, ai quali una richiesta di collaborazione sarebbe dovuta semmai arrivare attraverso le loro controparti americane: la CIA, cioè Gina Haspel.

Ma nel corso della riunione con il capo della CIA, programmata oltre due mesi e mezzo fa, hanno subito precisato fonti bene informate all’Adnkronos, “non si è toccato il tema del Russiagate ma altre questioni programmate da tempo”, tra cui la prossima visita negli Stati Uniti del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che a Washington incontrerà anche il presidente Trump.

Alcuni interrogativi però sono inevitabili. Solo una casualità che la Haspel sia arrivata a Roma proprio nel pieno del terremoto nei palazzi del potere causato dagli incontri, autorizzati dal premier Conte, tra la coppia Barr-Durham e i capi dei nostri servizi? Dunque, proprio mentre il mondo politico italiano scopre che il nostro Paese si trova coinvolto – bisognerà capire in quali forme – nelle origini del Russiagate? Un meeting programmato da tempo, viene assicurato attraverso le agenzie di stampa, ma anche la presenza del capo della CIA era programmata con due mesi e mezzo di anticipo? Ed era necessario scomodare tutti i capi per preparare la visita di Mattarella?

Naturalmente non si ha notizia di tutti i suoi spostamenti, ma per intendersi, un anno fa la Haspel andò in Turchia per il caso Khashoggi e lo scorso aprile in Afghanistan mentre l’amministrazione Trump era impegnata nei negoziati con i Talebani.

Da tenere presente anche che nel 2016 era capo stazione della CIA in Europa, a Londra, quindi nel periodo in cui nella capitale britannica avvenivano gli incontri tra Mifsud e Papadopoulos e in cui l’allora consigliere della Campagna Trump incontrava, in sequenza, il diplomatico australiano Alexander Downer e il professor Stefan Halper, accompagnato dalla seducente “Azra Turk”, agente dell’FBI sotto copertura secondo quanto rivelato dal New York Times.

Inoltre, come riportava il 14 maggio scorso la corrispondente della Cnn al Dipartimento di Giustizia, Laura Jarrett, l’AG Barr “sta lavorando a stretto contatto”, nelle indagini sulle origini del Russiagate e la sorveglianza della Campagna Trump nel 2016, proprio con il direttore della CIA Gina Haspel, oltre che con il direttore della National Intelligence Dan Coats (rimosso a luglio dal presidente Trump) e con il direttore dell’FBI Christopher Wray. A dimostrazione di uno sforzo di cooperazione inter-agenzie per ricostruire cosa sia accaduto, se vi fossero motivi legittimi per “spiare” la Campagna Trump e il team del presidente eletto, quali agenzie sono state coinvolte e se hanno operato nel rispetto di norme e procedure. Proprio in quelle settimane la Haspel era stata avvistata più volte al Dipartimento di Giustizia.

Tornando a Durham, secondo quanto riporta Fox News, citando “molteplici alti funzionari dell’amministrazione” Usa, il procuratore sta ora indagando su una “timeline”, una cronologia di eventi “più ampia di quanto precedentemente noto”.

Non solo i giorni che portarono alle elezioni del 2016 e il periodo tra il voto e l’inaugurazione della presidenza Trump, il 20 gennaio 2017. Sulla base dei riscontri ottenuti, Durham ha deciso di “estendere” la sua indagine, sia “aggiungendo agenti e risorse”, sia ampliando la cronologia di eventi presa in considerazione, che ora include anche il periodo post-elettorale almeno fino alla primavera del 2017, quando Robert Mueller venne nominato procuratore speciale.

Fox News ricorda quindi che “di recente Barr e Durham si sono recati in Italia per parlare dell’indagine con funzionari delle forze dell’ordine” e che “hanno avuto conversazioni anche con funzionari nel Regno Unito e in Australia”, “secondo molteplici fonti a conoscenza degli incontri”.

Il procuratore “sta raccogliendo informazioni da numerose fonti, tra cui un certo numero di Paesi stranieri. Su richiesta dell’Attorney General Barr, il presidente (Trump, ndr) ha contattato altri Paesi per chiedere loro di presentare il procuratore generale e Mr. Durham a funzionari appropriati”, ha dichiarato il mese scorso la portavoce del Dipartimento di Giustizia Kerri Kupec. Durham si sta concentrando sull’impiego e i compiti assegnati agli informatori dell’FBI che sono entrati in contatto con alcuni membri della Campagna Trump, nonché sui presunti abusi commessi nelle richieste dei mandati di sorveglianza FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act). Al procuratore Durham, l’AG Barr ha chiesto di aiutarlo ad “assicurarsi che le attività di raccolta di informazioni del governo degli Stati Uniti relative alla campagna presidenziale di Trump 2016 fossero legittime e appropriate”.

Chiedere la collaborazione di governi stranieri nelle indagini condotte dal DOJ non è inusuale. Per la sua indagine, Mueller inoltrò 13 richieste di prove e documenti a governi stranieri, la maggior parte nella primavera-estate del 2018. Se una o più di esse sono state inoltrate all’Italia, magari su Mifsud, non c’è ancora dato sapere.

Intanto, sempre ieri il leghista Raffaele Volpi, ex sottosegretario alla difesa, è stato eletto nuovo presidente del Copasir, il Comitato parlamentare di vigilanza sui servizi segreti, che dunque potrà tornare pienamente operativo. Il compito è arduo, perché il coinvolgimento del nostro Paese nelle dinamiche politiche, persino elettorali americane, non nasce oggi, quindi non è limitato alla pur discutibile condotta del premier Conte, ma risale al 2016, come evidenziato nelle numerose puntate del nostro Speciale.

Federico Punzi

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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