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Che fine hanno fatto gli antivaccinisti? Sono in Parlamento, muti

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È interessante chiedersi, ai tempi del coronavirus, quale fine abbia mai fatto il movimento NoVax, che tanto aveva fatto parlare di sé negli ultimi anni. Eppure gli antivaccinisti hanno condotto campagne rumorose contro la somministrazione dei vaccini, inondando giornali, blog e social network di articoli e post miranti a convincere l’opinione pubblica che i vaccini, per l’appunto, sono fonte di innumerevoli mali e veri e propri pericoli per la salute individuale e collettiva.

Il problema è che parte dell’opinione pubblica ha, come si suol dire, abboccato all’amo. Tanti i genitori che, grazie alla campagna suddetta, hanno deciso di non far vaccinare i figli. Risultato? Sono ricomparse malattie che, in precedenza, erano state debellate e che si credeva fossero ormai consegnate alla storia.

L’attuale pandemia ha certamente modificato lo scenario, scatenando una corsa al vaccino in grado di debellare il nuovo virus. Pare quindi che la moda dell’antivaccinismo sia finita, ma non è proprio così. Alcuni siti, infatti, riportano che i No Vax non si ritengono affatto sconfitti. Si starebbero preparando a combattere anche contro il vaccino per il coronavirus quando, com’è probabile, verrà trovato.

La follia umana insomma non conosce limiti di sorta. Già, perché nel frattempo molti esponenti del movimento hanno conquistato seggi in Parlamento e posizioni nel governo, facendo ancor più danni di prima. E hanno trovato degna compagnia nei “terrapiattisti” che, pure loro, sono entrati in Parlamento revocando in dubbio alcune conquiste fondamentali della scienza moderna. Abbiamo parlamentari che negano l’efficacia dei vaccini e altri convinti che la Terra sia piatta, e magari alcuni che sostengono entrambe le posizioni.

E non basta. Capita sempre più spesso di leggere articoli, scritti anche da giornalisti famosi, in cui si invitano perentoriamente gli scienziati a “sbrigarsi”. Si chiedono, costoro, come mai il vaccino per il coronavirus non c’è ancora. Perché, invece di litigare tra loro, i ricercatori non lavorano giorno e notte a trovare l’antidoto che consentirebbe finalmente di sconfiggere il morbo, senza costringere milioni di cittadini a restare rintanati nelle loro case?

In realtà, gli scienziati ci stanno provando con grande alacrità. Ma ai critici suddetti sfugge un fatto elementare. Creare un vaccino, soprattutto quando ci si trova di fronte a un virus sconosciuto, non è come gonfiare la ruota di una bicicletta o riparare un lavandino che perde. Si tratta di un processo assai complicato che richiede attenta sperimentazione, spesso su animali (con tutte le polemiche che ciò suscita).

Quanto al fatto che gli scienziati litighino tra loro, basta una minima conoscenza della storia della scienza per sapere che è sempre stato così, dalle origini del pensiero scientifico moderno sino ad oggi. Le opinioni vengono messe a confronto e i litigi servono, per l’appunto, a stabilire quale sia la soluzione migliore da adottare. Con il massimo rispetto possibile per elettricisti, muratori e idraulici, tutte professioni indispensabili, il lavoro degli scienziati è diverso e, a volte, neppure gli studi specialistici e la lunga preparazione consentono di conseguire facilmente e con rapidità il risultato voluto.

Inutile quindi chiedersi perché non esista ancora la terapia adatta. Avendo a che fare con entità invisibili quali i virus, e non con lampadine, mattoni e rubinetti, ci vuole tempo, anche se l’emergenza getta tutti nel panico (giornalisti inclusi). Stiamo scontando, in Italia, un’ignoranza delle materie scientifiche che è dovuta essenzialmente al nostro sistema educativo, tuttora ancorato a vecchie categorie e in fase di rinnovamento con estrema lentezza. Una volta trovato il vaccino, sarà comunque interessante vedere come i NoVax saranno capaci di tornare al centro del palcoscenico. Diranno forse che anche il coronavirus ha delle virtù perché garantisce lo sfoltimento della popolazione, soprattutto anziana? È ovviamente una battuta, ma nel nostro Paese ci si può aspettare di tutto.

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Michele Marsonet


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