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Centemero a tutto campo: i rischi legati alla Cina, la questione Borsa Italiana, i nuovi consulenti economici del governo

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Pubblichiamo un intervento di Giulio Centemero, deputato, capogruppo in Commissione Finanze e tesoriere della Lega

Caro direttore,

era il 2008 quando i Guns N’ Roses lanciarono l’album “Chinese Democracy”. Fosse uscito qualche annetto prima ne avrei di sicuro voluto scrivere la recensione sul “Banfo”, il giornalino studentesco del Liceo Banfi di Vimercate (MB) di cui sono alumnus. Uscì molto dopo il mio diploma, circa un anno dopo il credit crunch e a dodici anni da oggi, l’oggi in cui l’ossimoro Chinese Democracy sta assumendo un suono sempre più forte, quasi un tetracordo.

Oltre all’album dei Guns N’ Roses questi giorni di coronavirus hanno fatto riaffiorare alla mia memoria i mesi vissuti durante la crisi di Chernobyl, una crisi partita da uno stato totalitario, taciuta dallo stesso finché la nube radioattiva non venne intercettata sui cieli svedesi due giorni dopo il disastro.

I tempi sono cambiati. Le consuetudini degli stati non democratici?

Tempo fa, quando la borsa di Hong Kong tentava la scalata del London Stock Exchange, fui una delle poche voci a sollevare il cosiddetto red flag relativamente ai nostri dati. La nostra Borsa fa parte del London Stock Exchange Group e sui propri listini vede quotate aziende strategiche come Leonardo, Enel, Eni ma anche tante banche e persino sul listino AIM troviamo alcune società che detengono proprietà intellettuale legata all’aerospace.

Le regole del mercato non vanno riscritte, e lo dico da liberale e liberista. Le stesse vanno però reciprocamente rispettate e la trasparenza necessaria è di sicuro maggiormente possibile in sistemi democratici. Il sistema del Dragone, benché competa nel mondo con logiche di mercato rappresentando il 22 per cento dell’economia globale, forse non può essere ancora paragonabile per trasparenza ai sistemi europei, americano e delle altre democrazie. In questa fase storica di ri-bipolarizzazione geopolitica non possiamo correre rischi.

Negli ultimi giorni sui giornali economico finanziari oltre al coronavirus ha campeggiato la notizia che l’Antitrust europeo potrebbe chiedere al London Stock Exchange Group di cedere Borsa Italiana a seguito dell’acquisizione di Refinitiv, gigante dei dati e concorrente di Bloomberg. Da mesi si parla dell’interesse da parte dei gruppi francese Euronext e tedesco Deutsche Boerse oltre che di un’eventuale cordata italiana.

Non ho mai nascosto il fatto che a mio avviso non sia stata prestata sufficiente attenzione da parte dell’Esecutivo al tema, non solo per la sicurezza dei dati delle nostre imprese ma anche per tutelare i mercati alternativi dei capitali che sono una fonte di risorse fondamentale non solo per le cosiddette big cap ma anche per le small and medium cap.  La spina dorsale dell’Italia.

Basti per esempio vedere il recente report di BeBeez Private Data da cui si evince che gli investitori hanno dedicato 12,3 miliardi di euro al capitale circolante delle PMI non quotate (tra cui anche le società “quotate” sugli mtf come AIM Italia), in crescita rispetto ai 10,8 miliardi del 2018. Basti osservare i risultati di Borsa Italiana che nel 2019 ha chiuso a +28,2 per cento, per comprendere l’importanza di avere dei mercati borsistici sicuri e che funzionino. Mi stupisce l’assenza, nel dibattito italiano, di una riflessione non solo sugli annunciati pretendenti che si farebbero avanti in caso di cessione di Borsa da parte di LSEG, ma anche sulla possibilità di partnership oltreoceano.

Credo che l’egida di Washington, sotto l’aspetto della sicurezza dei dati, potrebbe essere una garanzia, e un’integrazione più stretta con gli Stati Uniti porterebbe effetti positivi per il Paese e l’Europa. Però cosa possiamo aspettarci nell’operetta di Conte? Un Conte che per risolvere la crisi economica causata dal coronavirus decide di incaricare due consulenti economici: il belga Gunter Pauli e l’italiana Mariana Mazzucato.

Del primo avevo letto il libro “The Blue Economy” nella sua prima edizione. Nello stesso, se non ricordo male, si proponevano modelli di green economy o economia circolare che l’autore riportava sotto il proprio brand di “blue economy”. Libro interessante ma si tratta di modelli di business per lo più già conosciuti e applicati. Interessanti anche le prese di posizione via Twitter anti-Trump, paragonato agli imperatori che fecero crollare Roma. Tweet profetico per “Giuseppi”?

Della seconda non sapevo proprio nulla, e sarebbe stato meglio continuare a non saperne nulla. Ho letto il ritratto che ne ha dipinto il Foglio (testata non tacciabile di leghismo) sabato 29 febbraio: sembrerebbe un’attivista a favore dell’ingresso dello stato imprenditore (cinese) nell’economia italiana. 

Posto che un gabinetto del Tesoro che già lavora c’è, non si aveva sicuramente bisogno di ulteriori task force. Mi domando se l’Italia avesse realmente necessità della consulenza di due economisti-attivisti non certo liberali e ancor meno atlantisti in questo momento storico. Nel gioco dello scaricabarile alla Conte, che ruolo avranno i due? Ai posteri.. [Seguono le note di “Chinese Democracy” dei Guns N’ Roses]

Atlantico Quotidiano

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