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La Tenuta di Capezzana, un emblema del made in Italy del vino

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Carmignano, in provincia di Prato. Un luogo caro a chi ama la storia medicea, e a chi apprezza la qualità vinicola. L’azienda Contini Bonacossi si trova compresa all’interno del “Barco Reale”, un’antica riserva di caccia. Quest’area protetta fu istituita dal granduca Ferdinando II de Medici nel 17 maggio 1626 e ha mantenuto nei secoli la sua integrità. È stata definita “vocata al vino” già nel 1716 dal granduca Cosimo III de Medici: si estende per 39 chilometri quadrati e ha un microclima particolare, totalmente diverso dalle altre zone viticole toscane. Ecco 650 ettari, di cui 78 ettari a vigneti e 140 ettari a oliveti: 400 mila bottiglie di vino, a coltivazione biologica. Vigne allevate a cordone speronato e capovolto: la più vecchia ha 55 anni, le più giovani sono state piantate da poco. Un tourbillon di Sangiovese, Cabernet Sauvignon e Franc, Canaiolo, Trebbiano, Chardonnay, San Colombano, Merlot e Syrah. Attualmente la percentuale di vino esportato è intorno al 50 per cento: mercati esteri principali, Usa, Inghilterra, Germania e Canada.

La famiglia Contini Bonacossi ha adottato un sistema agricolo biologico. Questa scelta non è solo servita a produrre un prodotto salubre con massima espressione del territorio, ma protegge anche un’enorme area verde conservando la sua biodiversità. Il poter applicare un’agricoltura etica su una superficie così vasta garantisce che non ci siano contaminazioni vicine ai vigneti. Vittorio Contini Bonacossi si dedicò molto alla formazione del bio-distretto del Montalbano, del quale è stato il primo presidente, con l’intento di fare sistema con tutti i cittadini dei comuni del Montalbano, per valorizzare e tutelare queste affascinanti colline dotate di un ecosistema estremamente variegato, una lunga storia e un paesaggio unico. Il vino di Capezzana rappresenta l’autenticità degli elementi presenti in natura senza contaminazioni. Le vigne hanno esposizione e età diverse. La più vecchia ha cinquantacinque anni e le più giovani sono state piantate di recente. “Il terreno ha una conformazione piuttosto eterogenea. E’ stupefacente osservare il caos da cui tutto trae origine. Molte vigne hanno terra argillosa che passa a sabbiosa per tornare argillosa e magari galestrosa, metro dopo metro c’è una grande differenza perché il tutto viene da una situazione caotica con biodiversità estrema e fantastica. Se qualcuno volesse trovare la formula alchemica del vino di Capezzana, la troverebbe proprio nell’estrema disomogeneità della terra e dell’esposizione dei vigneti. E’ esattamente da questa ‘caoticità’ che scaturisce la grande complessità dei nostri vini, inimitabili esattamente perché è impossibile ripetere la stessa ricetta in altre regioni o in terreni anche non lontani dal Carmignano”, diceva Vittorio. Queste condizioni conferiscono ai vini di Capezzana un corredo aromatico policromo e una notevole longevità, che si apprezza degustando le annate storiche, custodite nell’antica cantina dell’azienda.

La Docg del Carmignano è una delle quattro più antiche menzionate in letteratura. La prima datazione che si trova risale al 1716, quando il granduca di Toscana emise un decreto che identificava i confini delle 4 zone del granducato di Toscana vocate alla produzione del vino, riconoscendo Carmignano come una di queste. Capezzana è una delle più antiche aziende vinicole d’Italia e produce vino nel Carmignano da più di 1.200 anni. Nell’Archivio di Stato di Firenze, infatti, è presente un contratto di affitto datato 804 d.C. in cui si parla già allora di coltivazione di olio e vite a Capezzana. La zona del Carmignano risulta vocata per la viticoltura fin dal tempo degli Etruschi ne sono testimonianza gli strumenti di uso comune per la lavorazione e la conservazione del vino che sono stati ritrovati. Si risente parlare dell’area nel XIV secolo, quando il mercante Francesco di Marco Datini parla dei vini del Carmignano, considerandoli di così grande valore da essere usati come merce di scambio. Dal 1920 l’azienda di Capezzana è di proprietà della famiglia Contini Bonacossi. Il 1925 è il primo anno di produzione del vino “Villa di Capezzana”, ancora presente in cantina.

Ogni anno dal 2006 vengono tenute da parte tremila bottiglie di Villa di Capezzana, per poterle proporre dopo dieci anni dalla vendemmia per mostrare la longevità di questo vino. Al fine di preservare l’unicità espressiva di questo territorio, il lavoro non termina in vigna, ma prosegue in tinaia e in cantina, dove si usano esclusivamente lieviti indigeni. Etichette per i gusti più esigenti, ma anche per le tasche meno fornite, come è stato dimostrato durante una degustazione romana nel locale La Zanzara di via Crescenzio: si può cominciare con un “Barco Reale”, economico ma di carattere certo, per arrivare ai generosi “Ghiaie della Furba” e alla “Riserva Trefiano”, per non parlare dello strepitoso vin santo.

La gestione della vigna e della cantina evocano una famiglia, con una rappresentanza femminile degna di nota: Benedetta Contini Bonacossi responsabile della produzione enologica, Beatrice direttore commerciale e Filippo, che si occupa del settore finanziario e della produzione dell’olio, fanno tutti parte della quarta generazione della famiglia. In azienda è arrivata anche la quinta generazione, con Gaddo, responsabile della campagna e Serena che si occupa dell’ospitalità e affianca Beatrice anche nella parte commerciale. La famiglia è testimone dello scorrere degli anni. I ritmi della terra, l’arte e la storia hanno caratterizzato e scandito la vita delle generazioni che si sono avvicendate. Alessandro Contini Bonacossi (1878-1955), insieme alla moglie Vittoria, ha creato durante la sua vita la più grande collezione privata di tutto il Novecento. Questa preziosa raccolta è stata donata allo stato italiano nel 1969 da parte degli eredi ed è stata di recente integrata nel percorso di visita della galleria degli Uffizi di Firenze, all’interno di otto nuove sale allestite per ospitarla.

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Gianfranco Ferroni


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