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Cacciato Sedwill: la Brexit Revolution di Boris Johnson colpisce anche a Whitehall

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L’immagine che ha colto il segno del cambiamento dei tempi l’ha pubblicata il Daily Telegraph: un cartoon in cui il premier Boris Johnson, il suo capo consigliere, Dominic Cummings, e l’influentissimo ministro per il Gabinetto, Michael Gove, attaccano una corda al cappio della statua di un civil servant per abbatterla, un po’ come hanno fatto i sinistri woke a Oxford con Cecil Rhodes. Il civil servant in questione è Mark Sedwill, che ha annunciato la sua partenza dal ruolo di Cabinet Secretary a settembre. Il coordinatore dell’attività del Consiglio dei ministri è il primo consigliere del primo ministro e di tutti i ministri del governo, nonché il dirigente pubblico con la più alta esperienza di Whitehall. Da mesi i rumours da Downing Street e dallo stesso Cabinet Office avevano fatto trapelare l’insoddisfazione di Johnson per l’operato di Sedwill, considerato troppo uomo dell’establishment e troppo poco radicale per avviare la Brexit Revolution che il premier vuole portare anche nella pubblica amministrazione britannica.

Sedwill, che era stato nominato dopo l’improvviso decesso di Sir Jeremy Heywood nel 2018, era l’unico Cabinet Secretary dai tempi di Maurice Hankey a non avere avuto un passato nel Ministero del tesoro britannico. Ora il governo ha tutta l’estate per cercare un capo-mandarino Brexiteer. Michael Gove e Dominic Cummings sono già al lavoro. La battaglia dei Conservatori per dare al Paese una PA più vicina al nuovo corso politico intrapreso è iniziata, con quattro anni di ritardo rispetto all’esito del referendum del 23 giugno 2016.

Johnson aveva già dimostrato in tempi non sospetti di non gradire com’era strutturato il suo team di Downing Street, ma non ci sono dubbi sul fatto che molti attribuiranno a Cummings l’idea di togliere di mezzo Sedwill. Il Rasputin di Johnson infatti si era già espresso in modo tutt’altro che lusinghiero nei confronti di Whitehall in passato, invitando tutti gli weirdos – letteralmente i “picchiatelli” – a fare domanda per andare a lavorare a Downing Street. L’account Twitter ufficiale dell’Home Civil Service aveva twittato un post di condanna della coppia Johnson-Cummings per la loro gestione della violazione del lockdown andando giù in modo piuttosto pesante: “Provate a pensare com’è lavorare con dei bugiardi come questi…” era il post, subito cancellato, il giorno in cui Cummings raccontò di avere fatto tutta la strada da Londra a Durham per verificare il funzionamento della sua vista post-Covid.

Whitehall sta vivendo un momento di grandi trasformazioni, e ciò non piace ai mandarini britannici. Alcuni avvicendamenti hanno già avuto luogo peraltro. Simon Case è stato nominato a fine maggio Permanent Secretary di Downing Street, una sorta di segretario generale della Presidenza del Consiglio: un ruolo che aveva già tolto ulteriore potere a Sedwill. Inoltre, l’accorpamento del Dipartimento per la cooperazione internazionale al Ministero degli esteri ha visto accelerare la partenza del Permanent Secretary del Foreign Office, Sir Simon McDonald, ormai prossimo alla pensione. In questo caso sia Johnson che McDonald hanno espresso parole di reciproca stima, ma la sensazione è che lo shake-up imposto dal governo Tory stia mettendo in subbuglio Whitehall.

Parole molto meno dolci erano state espresse in passato da Sir Philip Rutnam, l’alter ego di McDonald al Ministero dell’interno, dimessosi in aperto contrasto con il segretario di Stato, Priti Patel, accusata di bullismo da parte dei funzionari dell’Home Office.

Infine, in pieno lockdown, il governo aveva sostituito il CEO del Civil Service, Sir John Manzoni, con Sir Alex Chisholm, che ha iniziato a lavorare a diretto riporto del Cabinet Minister, Michael Gove. La Brexit, un establishment percepito come anti-Tory (vedere le polemiche anche sulla copertura mediatica dell’emergenza Covid con la Bbc), e il tentativo di riplasmare una Whitehall considerata arretrata rispetto ai tempi straordinari che sta vivendo il Regno Unito preso tra i due fuochi della pandemia e della Brexit, stanno portando un conflitto sempre latente in passato – definito in modo semplicistico come politica v. tecnica – ad emergere alla luce. Prevarrà chi ha ottenuto il mandato popolare o il governo permanente della nazione?

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Daniele Meloni


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