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Il Brasile ha scelto Bolsonaro: sconfitta la dittatura del pensiero unico della sinistra

di Antonello Marzano, in Esteri, Quotidiano, del

Il populismo di destra risposta simmetrica al populismo di sinistra di Lula & Co. Bibbia, Costituzione e biografia di Churchill, così Bolsonaro saluta i brasiliani dopo la vittoria

Jair Bolsonaro è stato eletto presidente del Brasile con oltre il 55 per cento dei voti. Lo sfidante Fernando Haddad ha ottenuto quasi il 45 per cento, circa 11 milioni di voti in meno rispetto a Bolsonaro. Il Brasile quindi, stando a quanto sbandierato dalle sinistre da molte settimane, ha ufficialmente scelto di essere governato da un regime dittatoriale di stampo fascista che imporrà il pugno di ferro, non disdegnerà perfino la tortura per i suoi oppositori con la nostalgia del ventennio dei regimi militari e negherà libertà civili essenziali. La democrazia brasiliana è quindi definitivamente terminata e buona fortuna a tutti i cittadini brasiliani.

Ma questa è la sceneggiatura di menzogne messe in onda dal PT e dalla sinistra brasiliana – e purtroppo riprese a pappagallo dalla stampa e dalle opinioni pubbliche mondiali – durante tutta la campagna elettorale. Se c’è un episodio, un gesto di Bolsonaro, sia pure solo simbolico, che smentisce questa visione e capovolge le responsabilità, è l’aver preso in mano e mostrato alle telecamere dalle quali ha salutato i brasiliani dopo la vittoria, accanto alla Bibbia e alla Costituzione del Brasile, un libro su Winston Churchill. Avesse vinto Haddad, probabilmente si sarebbe presentato con una immagine di Lula, un santino di Che Guevara e una foto del Foro di Sao Paulo, la Conferenza dei partiti di sinistra dei Paesi sudamericani con Lula accanto a Chavez, Kirchner e Morales. Capite bene da soli da quale lato provengano sentori di una dittatura e da quale invece proponimenti di una democrazia liberale.

Ma c’è di più. Per capire da dove viene, e con tanta forza, questo straordinario vento di voglia di rinnovamento della politica che ha investito il Brasile intero, basta assistere al primo pronunciamento di Haddad, circondato da tutto il suo staff e dai papaveri del PT, subito dopo il voto. Voi vi aspettereste, come sempre accade anche fra acerrimi avversari in una democrazia degna di questo nome, che lo sconfitto ammetta la sconfitta e rivolga i propri auguri al vincitore, magari invitandolo a governare in nome di tutti i brasiliani. Niente di tutto questo. Se lo pensate non avete capito un bel nulla di cosa sia il PT e di cosa sia il concetto di “democrazia” per la sinistra brasiliana. Proprio loro che parlano di democrazia e invocano “democrazia” ogni volta che aprono bocca, come se gli unici democratici fossero loro, della democrazia e del modo di intendere la democrazia non sanno neppure l’abc. Cosa dichiara Haddad? La lotta contro il vincitore, mobilitazioni del popolo democratico della sinistra in tutto il Paese assieme alle organizzazioni sociali e i sindacati, cinghie di trasmissione del PT, per combattere il fascismo incombente. Non ammette la sconfitta. Non ammette la legittimità dell’impeachment di Dilma Roussef, continuando a definirlo, contro tutti i pareri di giuristi e costituzionalisti (salvo quelli militanti) un “golpe”. Non ammette la condanna di Lula, innocente solo per i petisti e le sinistre, malgrado migliaia di prove dall’evidenza solare, ma colpevole per la impeccabile giustizia brasiliana, arrivando perfino a considerare un oltraggio all’Onu (!) il rifiuto della giustizia brasiliana ad una ineffabile richiesta di scarcerazione di Lula inviata al governo brasiliano da una certa Commissione per i diritti umani (come se una commissione Onu potesse dare ordini ai magistrati di una nazione sovrana). Insomma, il PT e i suoi alleati non hanno neppure l’intelligenza di ammettere almeno alcuni, almeno i più evidenti, dei propri innumerevoli errori al governo del Paese. E questo peserà, e molto, nei prossimi anni che il PT e la sinistra si preparano a vivere da opposizione al governo di Bolsonaro.

Il PT mantiene, è vero, ancora una volta il proprio forziere di voti negli stati del Nordeste. Ma la presidenza Bolsonaro, col suo populismo di destra – in fondo, la risposta simmetrica al populismo di sinistra con cui Lula ha creato il suo consenso – potrebbe nei prossimi anni capovolgere il rapporto di fiducia che lega il popolo dei poveri Stati del Nordeste brasiliano (circa 1/4 o 1/5 della popolazione del Paese). Bolsonaro ha la possibilità di inserirsi garantendo ai nordestini le “conquiste” (in realtà elemosine assistenziali) fino ad oggi garantite loro dai governi del PT, succhiando ampie sacche di voti petisti e inaridendo lo zoccolo duro di voti e di eletti nordestini che ha consentito anche quest’anno al PT – malgrado il forte calo, da 90 a 56 deputati, registrato dal 2010 ad oggi – di confermarsi partito col maggior numero di deputati alla Camera di Brasilia. In fondo, come faceva Lula a riscuotere nel Nordeste tutti quei voti? Certo, col carisma del povero e umile nordestino arrivato alla presidenza del Paese, ma soprattutto col ricatto assistenziale del dire ai nordestini: guardate che se voi non ci votate, vi toglieranno il “Bolsa Familia” e il “decimo-terceiro”. Una volta sputtanato il bluff dal populismo di Bolsonaro, il consenso del PT nel Nordeste, che non è ideologico ma puramente assistenziale, cadrebbe a vista d’occhio.

Bolsonaro è sufficientemente a corto di preparazione da farci sperare di non partire sparato con scelte ideologiche che potrebbero non trovare – come è successo a quelle del PT – alcun riscontro nelle aspettative del Paese e nei suoi reali interessi. Ha in testa qualche ministro, ha una umiltà che lo porta a consigliarsi con persone che sanno più di lui. Ma il fatto incoraggiante, e rivoluzionario davvero per un Paese come il Brasile, è che sta sdoganando la parola “liberale” almeno in economia, che guarda a Churchill come modello ideale da seguire e non a Castro. Questo è già un buon abbozzo di un “progetto di progetto” di un Brasile finalmente libero dalla unica vera dittatura da cui rischiava di restare soggiogato: quella del pensiero unico ed esclusivo del politicamente corretto della sinistra. Ecco, oggi in Brasile non ha vinto una “proto-dittatura”, ma una vera, seria, oppressiva dittatura di pensiero è stata sonoramente sconfitta. Ma non al punto da far dormire a Bolsonaro sonni tranquilli. W il Brasile.

Antonello Marzano


3 risposte a “Il Brasile ha scelto Bolsonaro: sconfitta la dittatura del pensiero unico della sinistra”

  1. Federico Baldini ha detto:

    Cerchiamo di non mettere in mezzo il povero Churchill: sinceramente questo modo di intendere la politica da tifosi non l’ho mai capita. Bolsonaro è uno di estrema destra, poco preparato, sinceramente razzista, omofobo che ha cambiato più partiti di Casini e che è talmente “nuovo” da essere in Parlamento da oltre 20 anni. Con me, ovvero con uno che ha sempre sostenuto la democrazia liberale, non ha nulla da spartire esattamente come Salvini e Di Maio. Non è che tutte le volte che perde la sinistra sia necessario esultare. Soprattutto in un caso come quello brasiliano dove un partito, con mille difetti e che a me non è mai stato simpatico, è stato spazzato via per “via giudiziaria”: ricorda qualcosa?

  2. angelo federico bianco ha detto:

    Giusto per rispondere al sig. Baldini: certamente bisogna esultare ogni volta che perde la sinistra. Perchè portatrice di quella cultura economica che nascondendosi dietro Keynes promuove la politica del deficit e del debito, causa della maggior parte dei problemi di qualsiasi Stato. Questo comportamento strisciante e oscuro ha in se una fondamentale motivazione, che quella di distruggere il mercato e il capitalismo. Invece di combattere ciò apertamente sul piano scientifico, la sinistra opera subdolamente, operando in materia economica e fiscale con enormi iniquità. Credo che finalmente il mondo si stia accorgendo di questo tradimento e renda alle sinistre il merito del loro comportamento totalmente sleale , per usare un eufemismo.

    • Luciano Valentino ha detto:

      Sig. Angelo Federico bianco,
      la sua breve analisi della “cultura economica di sinistra” che definirei eufemisticamente semplicistica, potrebbe far sorridere per la pochezza di contenuti e la ricchezza di discutibili certezze. Purtroppo la sua visione della realtà, così drammaticamente riduttiva e pericolosamente ingenua, non lascia spazio ad alcuna ironia e conferma la triste consuetudine di molti ad affidarsi ai soliti confortevoli stereotipi che non spiegano nulla ma tranquillizzano molto.
      Qualsiasi risposta diversa dalle sue convinzioni, probabilmente risulterebbe da lei inaccettabile e quindi inadeguata.
      Mi consenta però di suggerirle un po’ di cautela prima di gioire per un esito elettorale che vede sostituire le faine con i lupi.
      Quando la risposta all’illecito e all’ inadeguatezza delle “sinistre” è rappresentata da un autoritarismo nazionalista-populista di “destra” probabilmente è arrivata l’ora di riflettere sul come modificare la domanda.
      Non riconoscere nelle attuali tendenze politiche, i connotati di una chiara onda antidemocratica mi pare davvero difficile ma soprattutto non manifestare immediatamente il rifiuto rivela sia un’ingiustificata mancanza di conoscenza della storia che un’inaccettabile mancanza di coscienza.

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