• 28/10 @ 19:46, Il tentativo di sdoganare la pedofilia. Intervista a Emanuele Fusi, di Umberto Camillo Iacoviello https://t.co/u4fvcd9iiJ
  • 28/10 @ 19:46, Il premier dei “pieni poteri” al capolinea? La seconda ondata smaschera le balle, il gioco scaricabarile e Dpcm non… https://t.co/c6WDYVLee8
  • 27/10 @ 20:40, In difesa del “superfluo”: perché è pericoloso lasciare che il governo decida cosa è “essenziale” e cosa no, di Mar… https://t.co/bRj6HGZoEJ
  • 27/10 @ 20:40, Il premier dei “pieni poteri” al capolinea? La seconda ondata smaschera le balle, il gioco scaricabarile e Dpcm non… https://t.co/KBeoZp6Hzb
  • 27/10 @ 13:31, Italia crocevia dei traffici di armi e droga del regime iraniano: dal caso Formello ai rapporti ‘ndrangheta-Hezboll… https://t.co/xPBEpR7J9f
  • 26/10 @ 19:56, Una Caporetto sanitaria, economica, giuridica. Ma ora guai a farsi tentare da “governissimi”, di @jimmomo https://t.co/2BTI03W0z9

Boris Johnson attinge all’Impero Romano, ma anche Londra ha una lezione per Roma (e Bruxelles)

Avatar di Bepi Pezzulli, in Esteri, Quotidiano, del

Tra Ue e Uk torna il pragmatismo: Bruxelles non sfida la City e Londra concede sui diritti di pesca. Ma gli sforzi Ue per usare l’Irlanda del Nord come arma di pressione sono falliti e l’Uk torna al tavolo delle trattative con una rete di sicurezza contro altre possibili minacce. Barnier sconfessato da Dublino

Si vis pacem para bellum. Il latinista e storico Boris Johnson attinge spesso dall’eredità di pensiero dell’Impero Romano. E la lezione di Vegezio (Epitoma rei militaris, Prologo al Libro III) si è rivelata attuale e risolutiva della peggior crisi di fiducia dall’inizio dei negoziati. Davanti all’escalation sull’Internal Market Bill e alla prospettiva che la rottura sul Northern Ireland Protocol aprisse una insanabile frattura geopolitica, si è abbandonata, da parte di tutti, l’ideologia per tornare dritti sparati alla realpolitik.

Ha cominciato Bruxelles. L’Ue ha deciso di non far saltare in aria il proprio sistema finanziario, evitando di sfidare il mercato dell’euroclearing basato nella City di Londra con il lancio di infrastrutture alternative basate in Europa. Di conseguenza, le banche e gli intermediari finanziari Ue sono liberi di rimanere nel sistema inglese di regolamento e liquidazione delle transazioni denominate in euro fino almeno al 2022, anche in caso di no deal. Anzi, proprio il rischio reale di fallimento dei negoziati, ha spinto la Commissione Ue a concedere alle succursali europee in Uk una licenza speciale ad utilizzare Londra per le attività di compensazione e garanzia sui contratti derivati per evitar loro il cliff edge. Per una volta, anche a Rue de la Loi hanno prevalso i tecnici. Benchè a livello politico, Francia e Germania hanno lanciato iniziative diplomatiche per trasferire segmenti dell’industria dei servizi finanziari a Parigi e Francoforte, la burocrazia comunitaria è riuscita ad illustrare il caso e spiegare l’impossibilità di replicare il Miglio Quadrato sulle rive della Senna e del Meno, senza incorrere in oneri supplementari di oltre 70 miliardi di euro a carico della banche, costrette ad irrobustire il patrimonio di vigilanza nel caso di perdita della capacità di netting multivaluta.

Ma anche Londra è pronta a fare concessioni. Secondo fonti del Partito conservatore, il negoziatore britannico David Frost ha già recapitato a Bruxelles un’offerta sui diritti di pesca limitatamente alle isole del Canale. Jersey e Guernsey sono vicine alle coste della Normandia; permettere ai pescherecci europei di pescare nell’arcipelago sarebbe sufficiente per far rientrare le preoccupazioni di Francia e Olanda sull’accesso alle risorse ittiche.

L’Internal Market Bill, nel frattempo, è stato approvato in prima lettura a Westminster con un margine di 77 voti. E Downing Street ha raggiunto il suo scopo: gli sforzi di Bruxelles per usare l’Irlanda del Nord come arma di pressione sono falliti e l’Uk torna al tavolo delle trattative con una rete di sicurezza contro altre possibili minacce. Michel Barnier è stato sconfessato da Simon Coveney. Il ministro degli esteri irlandese ha dichiarato che l’Ue non decreterà mai una serrata sui generi alimentari in transito dall’Inghilterra verso l’Irlanda del Nord e pertanto l’Internal Market Bill non dovrà mai essere applicato. D’altra parte, dopo le immediate intemerate contro il primo ministro, una specie di protocollo operativo automatico e costante, si è convenuto sulla stampa irlandese che la mera promulgazione dell’Internal Market Bill non infrange ipso facto il diritto internazionale e che l’art. 16 del Northern Ireland Protocol in effetti concede a Londra il diritto di applicare misure unilaterali in caso di eventi imprevisti pregiudizievoli dell’integrità costituzionale del Regno Unito.

Ciò nonostante, il primo ministro deve gestire le tensioni interne al gruppo parlamentare. Un emendamento del presidente della Commissione Giustizia Sir Bob Neill alla legge, se passato, attribuirebbe alla Camera dei Comuni il diritto di approvare ogni modifica di iniziativa governativa al Withdrawal Agreement (di cui il NI Protocol è un allegato). Nel momento in cui il primo ministro esercita i suoi poteri, il Parlamento reclama le sue prerogative. La democrazia parlamentare Uk è capace di gestire le crisi politiche. Anche Londra ha una lezione per Roma.

Avatar

Bepi Pezzulli


Cultora © 2020, Tutti i diritti riservati | Historica di Francesco Giubilei - Via P.V. da Sarsina, 320 - Cesena (FC) - P.I. 04217570409
Privacy Policy