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Boom di crimini violenti nelle città Usa epicentro delle proteste BLM e “Defund the Police”

di Matteo Milanesi, in Esteri, Quotidiano, del

A distanza di un anno dalla morte di George Floyd a Minneapolis, i dati della polizia americana sull’aumento dei tassi di criminalità nelle città statunitensi mostrano numeri decisamente preoccupanti.

A Portland, l’epicentro delle proteste del gruppo Black Lives Matter lo scorso anno, gli omicidi sono aumentati del 533 per cento rispetto ai dodici mesi precedenti; mentre le sparatorie hanno visto un incremento del 126 per cento.

A New York si contano 150 delitti in più rispetto ai 319 del 2019, mentre a Philadelphia si raggiunge il picco di 500 omicidi. 

E ancora, tra le città che hanno supportato le iniziative dei BLM – oltre a quelle già citate ricordiamo anche Los Angeles, Chicago e Atlanta – il tasso di criminalità dei primi cinque mesi del 2021 è sette volte superiore rispetto a quello del 2020.

Secondo i database della polizia, grandissima parte di queste violenze sono riconducibili al “Defund the Police”, un movimento di sinistra che da anni avanza la richiesta di tagliare i fondi federali destinati alla polizia e che ha assunto centralità subito dopo la morte di Floyd. 

Nel frattempo, i Democratici sembrano voler sorvolare il problema. La deputata più popolare dell’ala sinistra del partito, Alexandria Ocasio-Cortez, nel corso di una videoconferenza con Jaamal Bowman, entrambi membri della Camera dei Rappresentanti, pare sminuire la rilevanza dei dati: “Qualsiasi livello di danno è inaccettabile, ma voglio assicurarmi che questo non porti a un’isteria e che guardiamo i numeri nel contesto”.

E ancora, la deputata della California Karen Bass, principale negoziatrice democratica alla Camera per la riforma della polizia, accusa le forze dell’ordine di interferire nei negoziati tra Democratici e Repubblicani, identificando il problema maggiore “nel modo in cui gruppi di forze dell’ordine si stanno avvicinando alla prospettiva di una nuova legislazione come a un attacco ai loro diritti”.

Insomma, l’ostilità di una certa sinistra verso la polizia non è una novità. Nonostante tutto, se da una parte i Democratici hanno sempre imputato a Trump ambizioni sovversive, autoritarie; dall’altra, nei confronti delle violenze dei Black Lives Matter, non è mai stata pronunciata una parola di ferma condanna.

Sostenere la lotta al razzismo attraverso atti di violenza non significa combattere le discriminazioni; piuttosto equivale ad incentivare il compimento di atti intolleranti in nome della presunta tolleranza. E questo non può essere accettato.

Martin Luther King sognava un’America in cui tutti i cittadini potessero vivere pacificamente, indipendentemente dal colore della pelle. 

Quello che sta accadendo oggi negli States mostra, invece, lo scenario opposto: saccheggi, devastazioni e atti criminali per lo più compiuti in nome della difesa della propria identità, etnia e colore della pelle.

I Democratici dovranno assumersi la responsabilità: i futuri atti sovversivi verranno condannati con fermezza o si continuerà ad accettare l’esistenza di “zone franche” in cui si predica e si esercita la violenza come principale strumento politico?

Matteo Milanesi


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