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Battisti ma non solo: molti i terroristi ancora in fuga dalle proprie responsabilità

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Finalmente il terrorista pluriomicida Cesare Battisti è tornato in Italia e non da uomo libero. Sconterà l’ergastolo com’è giusto che sia. Rimane l’amarezza di ben 37 anni di sofferenza e frustrazione da parte dell’Italia e soprattutto delle famiglie delle vittime, beffate a ripetizione per troppo tempo da un delinquente impunito che è riuscito a spostarsi in tre Paesi differenti, (Francia, Messico e Brasile), costruendosi sempre una nuova vita, prima di saldare il proprio debito con la giustizia italiana. In ogni caso, meglio tardi che mai! La vicenda Battisti ha riacceso i riflettori su tanti altri casi simili a quello del terrorista dei Pac. Sì, perché in diverse parti del mondo continuano a latitare e a sfuggire quindi alla giustizia italiana, molti esponenti di quel terrorismo rosso, ma anche nero, che seminò morte in Italia durante gli anni settanta e ottanta, i cosiddetti anni di piombo. Non si tratta di figure marginali visto che fra questi latitanti trentennali, ormai sulla sessantina come Cesare Battisti, vi sono brigatisti rossi di rilievo e persone che parteciparono al sequestro di Aldo Moro, come Alessio Casimirri, il quale pare abbia addirittura aperto dei ristoranti in Nicaragua.

È lecito domandarsi come mai in relazione a Battisti vi sia stato un clamore mediatico piuttosto importante, mentre altri latitanti paiono quasi caduti nell’oblio. Una spiegazione può essere fornita dai comportamenti recenti dello stesso Cesare Battisti. Quando egli si sentiva sicuro di sé, forte dell’aiuto dell’ex presidente brasiliano Lula e di una rete di amicizie, poi venuta meno, non aspettava che le telecamere giungessero a lui, bensì andava a cercarle. L’Italia non si è dimenticata affatto dei suoi brindisi a favore di telecamere e giornalisti, così come ricorda ancora bene quei sorrisi strafottenti che volevano rappresentare un messaggio ben preciso. Tramite l’esibizione di quella felicità, quasi più da turista che da fuorilegge, Battisti ci diceva pressapoco questo: “Avete visto? Continuo a fregarvi e non mi avrete mai”. I suoi simili sparsi nel mondo, hanno invece mantenuto e mantengono un profilo molto più basso. Ciò non li rende, sia ben chiaro, migliori e meno criminali del leader dei Proletari Armati per il Comunismo. Anzi, come promesso da Salvini, ci si augura che anche questi delinquenti vengano accompagnati prima o poi nelle patrie galere.

Fra le tante considerazioni ed analisi che si possono fare su Cesare Battisti e sulle altre primule, rosse e nere, non si può non sottolineare una caratteristica che accomuna la maggioranza di queste persone che negli anni settanta scelsero la lotta armata. Ovvero, una vigliaccheria di fondo! In gioventù non ebbero scrupoli nell’usare la violenza fisica, nel rapinare banche ed altri esercizi, nel sequestrare persone e gambizzare, nell’uccidere a sangue freddo padri di famiglia e servitori dello Stato, ma poi, dinanzi alla prospettiva della prigione, in tanti hanno preferito squagliarsela, optando per mete esotiche e non. Il carcere faceva paura e per evitarlo, tanti terroristi, oltre a farsi proteggere da regimi stranieri ideologicamente compiacenti ed approfittare, in Francia, della pessima “dottrina Mitterrand”, sono scesi a biechi compromessi pure con la criminalità organizzata. Il terrorismo è quasi sempre spinto da un’ideologia, certamente folle e fanatica e dal disegno di sovvertire lo status quo con le armi e la violenza. Negli anni di piombo alcuni inseguivano l’instaurazione di una dittatura comunista in Italia, mentre altri anelavano alla restaurazione del fascismo. Oggi le democrazie subiscono gli attacchi di chi vuole imporre la propria visione religiosa esasperata, il fondamentalismo islamico, uccidendo più innocenti possibili. Un terrorista che persegue, senza dubbio in maniera inaccettabile e più che condannabile, obiettivi politico-religiosi, dovrebbe attendersi il carcere, se non cade prima in qualche conflitto a fuoco e soprattutto se la sua guerra viene fermata ed annientata. Ma ben pochi, fra tutti i protagonisti degli anni di piombo e di sangue, si sono voluti assumere le loro responsabilità ed hanno dimostrato un briciolo di dignità e coerenza, tale da spingere ad accettare il carcere come giusto epilogo di una guerra vinta dalle Istituzioni democratiche. Molti, come Cesare Battisti, hanno ucciso fino a quando hanno potuto e poi, senza alcun pentimento, hanno varcato i confini nazionali per sfuggire alla giustizia. Rivoluzionari e soldati politici fino ad un certo punto.

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Roberto Penna


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