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AOC, ovvero il populismo di sinistra che non fa paura

di Daniele Meloni, in Politica, Quotidiano, del

Il web genera mostri. I social poi, non ne parliamo. Come se non bastassero i nostri fenomeni tricolori, nel panorama politico internazionale brilla ora una nuova stella mediatica: la Dem Alexandra Ocasio-Cortez (AOC), giovane deputata newyorchese eletta al Congresso Usa nell’ultima tornata elettorale.

Nel florilegio di letteratura accademica e giornalistica sulla natura del populismo – visto rigorosamente come fenomeno “di destra” – il revival del socialismo manca clamorosamente all’appello. Gli appelli a un nuovo “progressismo democratico”, all’uguaglianza, a combattere le “politiche neoliberali” e le “lobby delle multinazionali” si affastellano da tempo sul fronte sinistro, conditi da una lotta senza quartiere a un presunto “neo-fascismo” che aggrega i suoi promotori in nome di un’intolleranza che, a parole, dichiarano di combattere. Curioso come i nemici dei “neo-fascisti” e dei “neo-socialisti” siano comuni: la società aperta, la libertà politica ed economica, la democrazia liberale.

In questo contesto si segnala la giovane demagoga AOC, cui i media di destra hanno fornito un assist degno del miglior Maradona. Trasmettendo un suo vecchio video in cui ballava ai tempi dell’università, Fox e compagnia ne hanno fatto un’icona anti-establishment e anti-Trump. Basta davvero poco di questi tempi per assurgere a leader, e la Ocasio ha puntualmente colto la palla al balzo, propinandoci dirette facebook, tweets, video su youtube in ogni salsa, compresa una parodia di se stessa mentre balla di fronte al suo ufficio al Congresso. Cuor contento, il ciel l’aiuta. Quando poi l’altro giorno si è presentata di fronte agli watchdog del Congresso a criticare il sistema di finanziamento della politica americana, si è raggiunta l’apoteosi. Di fronte a dei commissari in evidente stato di sopore, la Ocasio ha accusato tutto il mondo della politica di essere al soldo delle multinazionali (l’originalità, ammettiamolo, le fa un po’ difetto), perché gli eletti al Congresso ricevono fondi per la loro campagna elettorale che, poi, devono, in qualche modo, “restituire” ai loro benefattori.

Bene, lei è proprio la negazione vivente di quanto ha affermato. Eletta dopo aver superato alle primarie un grande vecchio del Partito Democratico, Joseph Crowley, AOC si è vantata di avere speso per la sua campagna una cifra inferiore a 200mila dollari (provenienti in gran parte da piccoli finanziatori), contro gli oltre 3 milioni spesi da Crowley e sostenuti in larga parte dal big business che vedeva in lui un possibile leader dei Dem alla Camera dei Rappresentanti. Le “lobby” hanno fallito, la vendicatrice del popolo ce l’ha fatta, AOC è diventata Rappresentante. D’altronde lo stato di diritto fornisce un magnifico strumento per cambiare le leggi che non piacciono: scriverne di nuove, portarle alla Camera di appartenenza e cercare di ottenere una maggioranza. Sono certo che AOC seguirà questo percorso.

Questo senza contare il fatto che, facendo il verso ai tanti per cui l’egualitarismo comincia sempre dalla porta accanto e mai in casa propria, si potrebbe dire che quei 200mila dollari sono comunque troppi e che la Ocasio avrebbe potuto spenderne di meno per potere aiutare i bambini poveri, magari in qualche terra africana sconosciuta agli stessi donors. Quando si inizia con la demagogia, si sa dove si parte ma l’approdo è sempre ignoto.

C’è poi un ultimo cavallo di battaglia della Ocasio, quello sull’aumento delle tasse ai ricchi. La Dem propone di portare al 70 per cento le tasse sulle persone fisiche che guadagnano oltre 500mila dollari l’anno, attualmente tassate al 37 per cento. Detto che non se ne vede la necessità visto che l’economia americana va a gonfie vele e i disoccupati sono al minimo storico da 16 anni (circa il 4 per cento), vale la pena ricordare a chi non sa (come lei) o a chi non era ancora nato (come lei) quale situazione consegnò al neo-eletto presidente Ronald Reagan, l’uscente Jimmy Carter nel 1980: inflazione al 13,5 per cento, disoccupazione al 7,5 per cento, stagnazione e recessione. Il top rate per le persone fisiche? Al 50 per cento. Reagan lo portò al 38 per cento. In questa politica fatta di clip che durano meno di due minuti, sveltine sui social, e poppizzazione esasperata, non è escluso che AOC faccia strada. In quel caso… God help America.

Daniele Meloni


2 risposte a “AOC, ovvero il populismo di sinistra che non fa paura”

  1. Luca Bertagnolio ha detto:

    God help America, and the Americans, visti anche gli ultimi deliranti messaggi che arrivano dal “Green New Deal” proposto da AOC, che e’ alquanto junior alla HR, ma anche da Markey, che e’ alquanto senior al Senato USA.

    La cosa interessante e’ stato vedere come Nancy Pelosi abbia liquidato la cosa, parlando dei “sogni verdi” di costoro e facendo ben capire come si tratti di deliri di una scheggia dei Dem, scheggia che pero’ appare molto piu’ sexy ed agguerrita rispetto ai “vecchi” del partito.

    La guerra in seno ai Dem e’ appena cominciata, e ne vedremo delle belle.

    E Trump e’ abbastanza sicuro di essere rieletto l’anno prossimo, se le cose continuano cosi’…

  2. Federico libero ha detto:

    Piccole MADURO crescono…
    Il Venezuela di oggi è l’apoteosi della Decrescita Infelice.
    Anche là si è iniziato con l’esproprio proletario delle terre per finire con la MISERIA generalizzata, tutti (in)felici perché ugualmente poveri e pezzenti.

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