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Anche i vaccinati possono contagiare, del Green Pass non resta che un vile ricatto

di Federico Punzi, in Politica, Quotidiano, del

Il Washington Post cita un documento interno del CDC Usa con dati non ancora pubblicati: con la Delta i vaccinati potrebbero essere in grado di trasmettere il virus “con la stessa facilità” dei non vaccinati … cariche virali simili

L’estensione dell’obbligo di Green Pass per avere accesso ad una serie di attività quotidiane, ben oltre lo scopo per cui era stato concepito, è stato motivato dalla fonte governativa più autorevole possibile, il presidente del Consiglio, testualmente con la “garanzia di trovarsi tra persone non contagiose” – frase non ancora smentita, quindi ritenuta tuttora valida da chi l’ha pronunciata.

Ora, ciò è manifestamente falso, una fake news che arriva dai vertici delle istituzioni, e una stampa degna di questo nome ne avrebbe chiesto conto al presidente Draghi, in nome di una informazione corretta. Persino la faziosissima Cnn ha corretto una dichiarazione praticamente identica del presidente americano Biden.

Che i governi cerchino di convincere i cittadini a vaccinarsi è comprensibile, ma qui intendiamo discutere del come. Se sia lecito e opportuno convincerli diffondendo false illusioni, informazioni inesatte e tramite, come vedremo, forme di ricatto, per esempio prendendo in ostaggio l’esercizio di libertà fondamentali.

Non solo è falso affermare che con il Green Pass esista una “garanzia di trovarsi tra persone non contagiose”, ma alla luce dell’impennata dei contagi (per fortuna non delle ospedalizzazioni e dei decessi) in Paesi in cui i tassi di vaccinazione completa nella popolazione adulta sono superiori al 70 e 80 per cento (Regno Unito e Israele), e in cui la variante Delta è prevalente, è legittimo dubitare che il virus non circoli in modo significativo anche tra i vaccinati.

Ad ulteriore conferma, è arrivata mercoledì la dichiarazione del virologo Usa Antony Fauci alla Nbc, riportata già ieri da Atlantico Quotidiano. Cosa ha detto Fauci? Che la variante Delta è molto più contagiosa, cambia lo scenario, e supera le barriere che i vaccinati sembravano avere con la Alpha: la carica virale dei vaccinati contagiati è “esattamente la stessa” (“exactly the same”) dei non vaccinati contagiati.

Siccome i soliti fact-checkers a intermittenza provano a buttarla in caciara, ricorrendo alla manipolazione, confondendo le ragioni contro il Green Pass con gli argomenti dei no-vax, proviamo a fare chiarezza.

Fauci non ha detto che vaccinarsi o non vaccinarsi è la stessa cosa, che si corrono gli stessi rischi. Certo che no, ma nessuno ha mai affermato questo, nessuno ha attribuito questo significato alle parole di Fauci, almeno non noi di Atlantico Quotidiano. Fauci non ha messo in dubbio l’utilità e l’importanza di vaccinarsi, che ha al contrario ribadito. Non sono i vaccini a cadere vittima delle sue parole, ma il motivo portato a giustificazione dell’obbligo di Green Pass dal nostro governo.

Le dichiarazioni di Fauci sgretolano una certezza spacciata fino a ieri come granitica, e cioè che la differenza di contagiosità tra positivi vaccinati e non vaccinati sia di portata tale da giustificare una discriminazione così afflittiva come un obbligo generalizzato di Green Pass, un vero e proprio apartheid. Questo è il punto.

Il Green Pass originariamente era concepito per i grandi eventi – come festival, fiere o stadi – con un afflusso di decine di migliaia di persone, o per salire su un aereo. Situazioni nelle quali chi non vuole, o non può (sì, ci sono anche loro), farsi il vaccino, può sottoporsi ad un test una tantum senza troppo aggravio e discriminazione. La soglia di guardia però si supera quando l’obbligo viene esteso ad attività quotidiane e addirittura servizi essenziali come trasporti e istruzione.

Non dimentichiamo il contesto in cui il virologo americano ha pronunciato quelle parole. Fauci stava spiegando in tv perché il CDC Usa ha deciso di cambiare le linee guida sull’uso delle mascherine, raccomandando che tornino obbligatorie al chiuso anche per i vaccinati. Una decisione che ha colto di sorpresa gli osservatori e di cui molto si sta discutendo negli Stati Uniti, perché si tratta di una inattesa retromarcia. Se il CDC, ribaltando una decisione assunta non molto tempo prima, torna sui suoi passi e raccomanda l’uso delle mascherine anche per i vaccinati, evidentemente è perché il virus circola in modo significativo anche tra di essi e c’è un rischio non trascurabile che possano essere contagiosi.

Secondo quanto riporta la Abc, alla base della decisione un focolaio a Cape Cod: 882 persone contagiate, il 74 per cento di quelle in Massachusetts completamente vaccinate. Per fortuna, 7 ricoveri e zero morti, a conferma dell’efficacia dei vaccini. Ma con la variante Delta la quantità di virus nel tratto naso-faringeo è mille volte superiore.

Sempre due giorni fa, in concomitanza con la decisione sulle mascherine, il CDC Usa aggiornava anche il suo rapporto sull’efficacia dei vaccini. Questo il sommario dell’aggiornamento:

“Dall’ultimo aggiornamento sono stati aggiunti dati da studi pubblicati che dimostrano che gli attuali vaccini mRNA autorizzati (Pfizer e Moderna, ndr) forniscono protezione contro le varianti, inclusa la Delta, che è ora dominante negli Stati Uniti. L’efficacia del vaccino contro l’ospedalizzazione e la morte è alta per tutte le attuali varianti; i dati che emergono indicano un’efficacia più bassa contro l’infezione e la malattia sintomatica causata dalle varianti Beta, Gamma e Delta rispetto al ceppo originario e alla variante Alpha (… ) Necessario un monitoraggio continuo dell’efficacia dei vaccini contro le varianti”.

Il rapporto originario, prima dei nuovi dati sulle varianti, affermava che “le persone vaccinate hanno molte meno probabilità delle persone non vaccinate di infettarsi e di trasmettere il virus agli altri”, ma già avvertiva che “le persone vaccinate possono comunque infettarsi e diffondere il virus agli altri”.

Oggi il Washington Post cita un documento interno del CDC Usa con dati non ancora pubblicati: con la Delta i vaccinati potrebbero essere in grado di trasmettere il virus “con la stessa facilità” dei non vaccinati … cariche virali simili.

Niente panico: l’efficacia dei vaccini contro malattia grave, da ricovero, e morte, resta inalterata anche con le varianti. Ma il supposto beneficio del Green Pass – azzerare la circolazione del virus ammettendo solo i vaccinati nei locali al chiuso – è molto incerto, dato che non solo i vaccinati positivi possono contagiare, ma hanno la stessa carica virale nel naso dei positivi non vaccinati. E, com’è ovvio, il rischio di contagio è massimo quando un positivo asintomatico o pauci-sintomatico, che sia vaccinato o meno, non sa di essere positivo (altrimenti sarebbe in isolamento). In questa fase, la carica virale è potenzialmente la stessa, gli anticorpi prodotti dal vaccino non sono ancora entrati in azione differenziando la condizione del vaccinato, che rischia molto meno di sviluppare una malattia grave ed essere ricoverato, da quella del non vaccinato, che va incontro a rischi molto maggiori.

Quanto all’altro supposto beneficio del Green Pass – impedire la proliferazione di varianti – una campagna vaccinale molto rapida in tutto il mondo (irrealistica) in un periodo di bassa circolazione, stroncherebbe il virus. In piena pandemia, questo sostengono molti scienziati, i vaccini servono sicuramente a salvare vite, ma al prezzo di spingere il virus ad adattarsi e di selezionare le mutazioni più “efficienti”, come si sta dimostrando la variante Delta.

È una “esternalità negativa” di una vaccinazione di massa in piena pandemia, ma chiaramente un prezzo che vale la pena di pagare per salvare vite e ridurre lo stress sui sistemi sanitari. Basta esserne conapevoli.

La probabilità dei vaccinati di infettarsi e contagiare gli altri resta inferiore rispetto ai non vaccinati? Come abbiamo visto, stando agli ultimi dati potrebbe essere la stessa o molto simile, ma di sicuro con la variante Delta non è più trascurabile, a tal punto da indurre il CDC Usa ad una precipitosa marcia indietro sull’uso delle mascherine e il dottor Fauci a dire quel che ha detto… Dunque, se anche permane una differenza nel livello di contagiosità tra positivi vaccinati e non vaccinati la possibilità che un vaccinato sia positivo e contagioso, è tale da rendere non giustificata, o quanto meno sproporzionata, l’esclusione dei non vaccinati dalla vita sociale disposta dal nostro governo. Non ci sono basi scientifiche sufficienti per una misura così afflittiva.

A meno che… a meno che la vera motivazione di questa misura sia ben più prosaica: incentivare i cittadini a vaccinarsi con il ricatto. Avendo per il momento deciso di non percorrere la strada dell’obbligo – costituzionale ai sensi dell’articolo 32 – per una serie di considerazioni, non ultime l’indisponibilità di dosi per tutti e il rischio di doversi a quel punto assumere la piena responsabilità dei rari eventi avversi, il governo ha optato per indurre le persone ad una scelta individuale tramite un sistema premio/sanzione. Legittimo o meno, piaccia o meno, è lo stesso meccanismo, lo stesso rapporto governanti-governati sotteso al sistema dei “crediti sociali” in Cina. Non è più solo una misura sanitaria, ma una misura di “controllo sociale”.

Come ha magistralmente spiegato ieri Fabrizio Borasi su Atlantico Quotidiano, nell’obbligo del Green Pass e più in generale nell’approccio alla pandemia, si osserva il persistere in Italia di una mentalità da Controriforma del potere pubblico: al governo, libertà senza responsabilità; ai cittadini, responsabilità senza libertà. Ipocrisia nell’applicazione delle misure e “doppia verità”, una per il “popolino” e l’altra per i “chierici”.

Ora, si può pensare che questo “ricatto” da parte del potere pubblico sia legittimo, ma non che sia una politica liberale. È una politica paternalistica e autoritaria. I cittadini-sudditi vengono trattati non da adulti responsabili ma da bambini (ammesso che sia sano indurre i bambini a comportarsi “bene” a colpi di ricatti…).

Federico Punzi

Thatcherite. Anti-anti-Trump. Anti-anti-Brexit. Direttore editoriale di Atlantico. Giornalista per Radio Radicale, dove cura le trasmissioni dei lavori parlamentari e le rubriche Speciale Commissioni e Agenda settimanale. Ha pubblicato "Brexit. La Sfida" (Giubilei Regnani, 2017)

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