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A letto con il nemico. Come la liaison Ue-Remainers ha reso Brexit ancor più complessa e il no deal più probabile

Dario Mazzocchi di Dario Mazzocchi, in Esteri, Quotidiano, del

David Cameron nel suo libro in uscita attacca Johnson e Gove; Bruxelles sperava in Corbyn e Blair per ribaltare l’esito del referendum, ma si è accorta di essere finita in un pasticcio: anche così si diffonde l’immagine di un'”Orribile forza” che non fa bene nemmeno agli europeisti

Un fine settimana di “rivelazioni” dal Regno Unito impelagato nello stop alla Brexit per come la vorrebbe Boris Johnson: senza gabole e paletti, se necessario anche senza accordo purché si materializzi a fine ottobre e si passi oltre, a tre anni e passa dal referendum promesso e concesso da David Cameron. Che è tornato a parlare dopo un lungo silenzio in vista della pubblicazione delle sue memorie da primo ministro, “For the Record”, in libreria da giovedì. Più di settecento pagine all’interno delle quali non mancheranno lunghi passaggi dedicati all’uscita dall’Unione europea e che hanno tenuto già banco in un’intervista rilasciata al Times in cui l’ex leader conservatore si è levato diversi sassolini dalla scarpa nei confronti di Johnson e dell’ormai ex amico Michael Gove, artefici dello strappo nel partito in vista del voto del 2016.

Cameron li ha accusati di aver “lasciato la verità a casa” durante la campagna referendaria, puntando su temi sensazionalisti piuttosto che sui fatti per solleticare – e sollecitare – la pancia del Paese, primo fra tutti quello sui 350 milioni a settimana da versare nelle casse di Bruxelles che potevano invece essere utilizzati per finanziare l’NHS, il mastodontico sistema sanitario pubblico britannico. E di essersi comportati “in modo orribile” per un mero tornaconto personale e scalare i vertici del partito, ricordando come da una parte Johnson non si fosse mai schierato apertamente per uscire dall’Ue prima del referendum e come Gove fosse sempre stato un euroscettico, ma con una visione politica pragmatica e razionale. La soluzione per superare lo stallo a Westminster? Un secondo voto popolare. Affermazioni che scaldano gli ambienti europeisti dei Conservatori che si preparano alla conferenza annuale.

L’ex primo ministro nel colloquio con il quotidiano londinese è quindi uscito allo scoperto sul contraccolpo personale per la sconfitta del Remain: un risultato che lo ha lasciato depresso (“ho fallito”) e che lo ha perseguitato per molte notti, portandolo alle dimissioni dopo essere riuscito appena un anno prima ad assicurarsi una solida maggioranza per il secondo mandato a Downing Street e aver partecipato alla vittoria unionista nel referendum per l’indipendenza scozzese del 2014.

E sempre dalle colonne del Times sono trapelate venerdì alcune indiscrezioni da ambienti Ue sulla pericolosa relazione con il Partito laburista e gli ambienti politici britannici determinati a bloccare il divorzio con Londra. Relazioni pericolose, perché alla lunga, ammettono le stesse fonti Ue, ha finito per innescare una tempesta dalla quale potrebbe diventare arduo uscire indenni, a causa soprattutto delle continue piroette laburiste sulla questione Brexit. “Le loro divisioni sono anche peggiori di tutto ciò che hanno prodotto i Conservatori”, ha dichiarato una fonte europea facendo riferimento ai tentativi di Bruxelles di ottenere un appoggio tra le correnti Remainer del partito di Corbyn. “Vogliono che rinegoziamo l’accordo e poi sono pronti a votargli contro? È da matti”, ha proseguito. Un comportamento schizofrenico che ha contribuito a rendere le trattative ancora più complesse. E, in fin dei conti, il no deal più probabile.

L’idea di fondo era di ottenere più estensioni possibili alla permanenza britannica nell’Ue, fino a due anni, per permettere al fronte europeista di riorganizzarsi e procedere alla controffensiva, affidandosi anche alla diplomazia di Tony Blair con il presidente francese Emmanuel Macron, sempre il più restìo a concedere ulteriori proroghe. “Non si è rivelata utile e ha finito per consentire al parlamentari britannici di credere che non debbano assumersi le proprie responsabilità per l’accordo di separazione”. “Le elezioni vengono ripetute, le coalizioni rotte, le leggi ignorate, i partiti annichiliti, i referendum ribaltati e i primi ministri fatti cadere, il tutto allo scopo di una integrazione più profonda”, il duro commento dell’europarlamentare conservatore Daniel Hannan, che riassume bene lo sconcerto degli euroscettici di fronte all’ostinazione di chi in patria non ha ancora accettato il voto su Brexit e di chi nelle istituzioni europee si muove senza tener conto delle ripercussioni che le loro politiche possono innescare nell’opinione pubblica, contribuendo a diffondere l’immagine di quell'”Orribile forza” (“The Hideous Strenght”) raccontata del romanziere C. S. Lewis in uno dei suoi racconti fantascientifici.

Dario Mazzocchi

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Dario Mazzocchi

Giornalista, nato a Piacenza, vive in Lombardia. Guareschiano, conservatore. Insegna anche inglese.

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